annata agraria bergamo

L’agricoltura bergamasca accantona un bilancio dalle sfumature contrastanti. E’ quanto emerge da un’analisi realizzata da Coldiretti Bergamo in occasione della Giornata Provinciale del Ringraziamento che quest’anno ha organizzato a Treviglio, in collaborazione con la locale amministrazione comunale e la Parrocchia, per il prossimo 11 novembre a chiusura dell’annata agraria.

In generale quasi tutti i comparti mostrano un segno positivo o stabile dal punto di vista produttivo purtroppo restano molteplici le incognite che caratterizzano l’andamento dei mercati.

“Il nostro obiettivo è consolidare i risultati ottenuti grazie alla professionalità e alla capacità dei produttori – sottolinea il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio – tenendo conto anche del fatto che in futuro i cambiamenti climatici influiranno sempre più spesso sulla programmazione aziendale. Al tempo stesso continua il nostro impegno nel creare le condizioni necessarie affinché le imprese abbiamo un più soddisfacente riscontro economico”.

Con un sistema di circa 5 mila aziende agricole (su un totale regionale di 46 mila aziende), l’agricoltura bergamasca si presenta come una parte dinamica e importante dell’economia del territorio provinciale. (E’ quarta a livello lombardo dopo Brescia con 10 mila, Mantova con quasi 8 mila e Pavia con oltre 6 mila).Nello scenario complessivo, spicca il dato di 495 imprese guidate da giovani con meno di 35 anni.

Coldiretti Bergamo sottolinea che per quanto riguarda l’annata 2017/2018 per buona parte è stata caratterizzata da un clima abbastanza clemente, con un’estate di grande caldo, che però non ha mai avuto punte di estrema siccità, e le altre stagioni sostanzialmente nella norma. Gli eventi calamitosi sono stati piuttosto contenuti, qualche grandinata sparsa e qualche intemperanza a dimostrazione di un clima che sta chiaramente mutando.

Sul conto finale purtroppo andranno a pesare gli ingenti danni causati dal maltempo che nell’ultima settimana ha sferzato tutta la provincia.

Il raccolto del foraggio in montagna dopo un primo taglio al di sotto delle aspettative è stato caratterizzato da una estrema frequenza di piovosità estiva che ha impedito un normale affinamento. Positiva l'attività di alpeggio che, grazie al bel tempo che si è protratto fino al mese di ottobre, ha permesso il pascolamento del bestiame fino a stagione inoltrata. L’annata è stata positiva per il foraggio nelle zone collinari, dove l’incremento produttivo è stato di poco più del 20%. Positiva anche la stagione del mais seminato in montagna, sia dal punto di vista quantitativo, sia qualitativo, in particolare per i "mais antichi".

Per quanto riguarda il mais in pianura la produzione è stata buone e la qualità ottima anche dal punto di vista sanitario. Bene anche il loietto. Per la soia di primo raccolto le produzioni sono state soddisfacenti mentre per quella di secondo raccolto le produzioni sono calate per effetto degli attacchi di parassiti, in particolare della cimice.

Il settore della zootecnica non ha avuto grandi scossoni. Gli allevamenti di bovini hanno scontato anche per il 2018 la iniqua remunerazione del latte alla stalla e il calo dei consumi di carne, nonché aver subito la tendenza all'aumento dei costi dei fattori di produzione, passando in numero dai 3199 del 2017 ai 3020 del 2018. La produzione di latte in bergamasca ha subito un aumento del 5% nel corso dell'anno.

Hanno avuto un leggero calo gli allevamenti caprini (erano 1114 nel 2017 e sono 1107 nel 2018) mentre gli allevamenti ovini hanno avuto un lieve incremento, dai 575 nel 2017 sono passati a 586 nel 2018. Una crescita più marcata si è rilevata negli allevamenti misti ovini e caprini: dai 477 del 2017 sono arrivati ai 500 del 2018. Si rileva pertanto una parziale riscoperta dell’allevamento ovino poiché i capi di questa specie nell’ultimo anno sono passati da 44.919 a 46.822.

Per il comparto suinicolo, che in bergamasca conta oltre 300.000 capi allevati, dopo i segnali di ripresa manifestati già nel 2017 anche per il 2018 è proseguita la congiuntura complessivamente favorevole, l’unica incognita futura è legata ai costi necessari per l’alimentazione.

Per quanto riguarda il settore avicolo Bergamo si conferma la quarta provincia in Lombardia con oltre 3.800.000 di capi in totale allevati (il 12% dei capi e l’11% degli allevamenti regionali), malgrado gli effetti diretti e indiretti dell’aviaria che ha interessato il comparto sia nel 2017 che nel 2018, le quotazioni dei prodotti avicoli si sono mantenute complessivamente positive per la carne, in leggera crescita rispetto al 2017 per le uova.

Il settore vitivinicolo archivia un’annata soddisfacente. Sul fronte produttivo ha infatti fatto segnare un + 30% rispetto allo scorso anno, quindi quella che si sta concludendo è stata un'ottima annata da un punto di vista quantitativo e buona anche da quello qualitativo. La vendemmia appena terminata è stata lunga e positiva, iniziata a fine agosto con gli Chardonnay ed i Pinot destinati alla produzione di spumanti e Valcalepio bianco doc e poi proseguita dal 20 di settembre ai primi di ottobre con l'incrocio Manzoni bianco, il Merlot ed il Franconia. Il moscato di Scanzo è stato raccolto e messo in appassimento ai primi di ottobre. Nella Bergamasca la vendemmia è terminata il 25 ottobre con gli ultimi cabernet. L’ottimo andamento climatico ha portato le uve a un punto giusto di maturazione.

I primi dati sui vini ottenuti dimostrano una buona qualità organolettica, profumi ed acidità e grado alcolico buono. Solo qualche vino ottenuto da uve Merlot presenta una debole colorazione.

L'abbondante quantità ha però influito sul prezzo delle uve che sta mostrando una flessione media del 20 %, Si teme un calo anche dei prezzi del vino sfuso da marzo-aprile del prossimo anno.

Secondo Coldiretti Bergamo un altro comparto che ha mostrato segnali incoraggianti è stato quello florovivaistico. Oltre a non aver subito danni particolari per l’andamento climatico, ha beneficiato degli effetti del “Bonus verde ” la misura che prevede detrazioni fiscali sul costo finale a favore di chi fa eseguire da un professionista qualificato lavori di giardinaggio.

Per quanto riguarda il comparto orticolo tradizionale la tarda primavera piovosa ha causato temporanee carenze di prodotto per l’insorgenza di alcune patologie fungine, mentre il prolungarsi delle alte temperature in autunno ha determinato l’anticipo vegetativo delle colture autunnali e invernali. La loro sovrapproduzione e la loro presenza sui mercati, a fronte di una richiesta ancora orientata a verdure estive, ha comportato una diminuzione delle vendite. Produzioni tipiche del periodo, come ad esempio la scarola dei colli, hanno maggiormente sofferto come ciclo vegetativo e fase commerciale.

In generale i consumi e le vendite sono state più o meno stabili, ma i repentini cambiamenti climatici rendono sempre più difficile la programmazione delle colture e disorientano i consumi. La produzione è stata buona in quantità e qualità, i prezzi alla vendita si sono mantenuti stabili, in alcuni casi più bassi rispetto al passato.

Buona invece la stagione per la produzione orticola di IV gamma che ha visto anche per l'anno in corso un incremento produttivo, in questo ambito, dal punto di vista commerciale, sarà necessario trovare rapporti più stretti tra i vari operatori all'interno di filiera ancora squilibrata a vantaggio della grande distribuzione.

Sono confortanti i risultati ottenuti dal settore olivicolo. In uno scenario nazionale in cui la produzione di olio è scesa del 38% rispetto allo scorso anno, arrivando ad appena 265 milioni di chili, gli olivicoltori bergamaschi hanno invece tirato un sospiro di sollievo. A livello provinciale infatti si stima che rispetto al tracollo dell’annata 2017/2018, la produzione di olio si attesterà tra i 525 e i 630 quintali e farà segnare un più 40% con la fase di raccolta delle olive che terminerà orientativamente verso il 15 novembre.

La produzione del miele made in Bergamo ha avuto un andamento altalenante: nonostante alcuni problemi legati all’andamento meteorologico, la produzione di miele è stata positiva e rispetto allo scorso anno, che è stato tra i più difficili per gli apicoltori, è aumentata di circa 25-30% riportandosi su livelli normali. E’ stata più soddisfacente quella di montagna rispetto a quella della pianura. A livello provinciale sono poco più di 100 gli apicoltori professionali e circa 500 gli hobbisti per un totale stimato di 2.000 alveari.

Seguendo il trend che si sta verificando a livello nazionale, anche nella Bergamasca l’agricoltura biologica è in crescita. Oggi in provincia si contano 260 aziende biologiche. Le colture più rappresentate sono le orticole, la vite e i piccoli frutti (fragole, mirtilli e lamponi); mentre nel comparto zootecnico figurano bovini, caprini, api e avicoli per la produzione di uova. In particolare, dopo anni di stagnazione, il gli allevamenti da latte biologici stanno mostrando segnali di crescita interessanti

Il sistema delle certificazioni di origine ha confermato anche nel 2018 il suo valore strategico. Infatti si calcola che valgano più di 122 milioni di euro i 15 prodotti Dop e Igp realizzati sul territorio bergamasco, veri e propri tesori gourmet che rappresentano un motore di sviluppo importante. Il sistema dei prodotti a marchio comunitario è in continua crescita e da una prima stima si evince che nell’ultimo anno si sia confermato il trend positivo dell’anno precedente in cui aveva fatto registrare un + 112 % per quanto riguarda l’impatto economico.

Analizzando nel dettaglio la realtà del Formai de Mut dell’Alta Valle Brembana, la cui produzione ricade in una porzione del solo territorio bergamasco, l’annata ha avuto un andamento positivo. L’alternanza acqua e sole ha permesso di ottenere un buon foraggio e il bel tempo di settembre ha consentito di prolungare la permanenza dei capi di bestiame sugli alpeggi. La qualità dei formaggi è sicuramente superiore a quella dello scorso anno e la produzione farà segnare un + 25%.

Coldiretti Bergamo informa che nel 2017 sono state prodotte circa 6.000 forme (di cui 2.000 con la marchiatura blu della produzione in alpeggio) mentre nel 2018 si prevede che le forme saranno circa 7.500 (di cui 2.500 con la marchiatura blu della produzione in alpeggio).

In provincia di Bergamo stanno crescendo e si stanno strutturando anche i settori espressione della multifunzionalità in agricoltura.

E’ particolarmente dinamico il settore agrituristico che annovera 164 aziende agrituristiche (su un totale regionale di oltre 1.650 aziende agrituristiche), 67 di queste dispongono di alloggi e 145 offrono un servizio di ristorazione. Nel corso degli anni le aziende agrituristiche si sono strutturate e hanno puntato molto sulla qualità e la diversificazione della loro offerta, elementi che ne hanno fatto un’eccellenza sempre più ricercata dai turisti. Negli ultimi nove anni infatti il numero delle presenze dei viaggiatori italiani e stranieri negli agriturismi bergamaschi è cresciuto di oltre il 190%.

Bene anche la performance delle fattorie didattiche, che sono 51 su 200 del livello regionale, si sta pian piano strutturando anche il fenomeno delle fattorie sociali.

In conclusione Coldiretti Bergamo rileva che tra i vari comparti di nicchia in crescita figurano la coltivazione di spezie e piante aromatiche, la coltivazione della frutta e frutti di bosco.

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