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Il lunotto della Mini di Matteo Scapin non sarebbe stato rotto con una bottiglia o con un sasso, ma con un casco, indossato forse proprio di uno dei due ragazzi, Luca Carissimi e Matteo Ferrari di 21 e 18 anni, morti nell’incidente della notte tra sabato 3 e domenica 4 agosto.

Proprio per stabilire come sono andate le cose intorno alle 5 di mattina lungo via Portico, questo mercoledì 11 settembre è in programma l’udienza per l’incidente probatorio. Attraverso una perizia cinematica, ossia con l’ausilio dei calcoli fisici del moto dei corpi, verrà ricostruito il sinistro stradale e saranno più chiare la colpa o il dolo e le relative responsabilità giuridiche delle parti. Nel frattempo gli agenti della polizia stradale di Bergamo proseguono le indagini, analizzando le telecamere che hanno ripreso la scena e ascoltando i ragazzi presenti al Setai, il locale di Orio al Serio in cui i tre coinvolti avevano trascorso la serata, chiuso per tre mesi dal questore Maurizio Auriemma. Proprio dal racconto di un testimone sarebbe emersa la pista del casco utilizzato per rompere il lunotto mentre l’auto era ferma a un semaforo rosso. Un’ipotesi che sarà valutata controllando se all’interno della Mini ci sono frammenti dello stesso casco e se su di esso ci sono particelle di vetro. Un particolare non da poco ai fini dell’indagine su quella notte in cui i tre coinvolti, piuttosto alticci, prima dello schianto avevano litigato in discoteca per un apprezzamento di troppo alla fidanzata dell’investitore. Il 24 settembre è poi attesa la sentenza del riesame, dopo che il pubblico ministero Raffaella Latorraca ha presentato ricorso contro la decisione del Gip Vito Di Vita di concedere i domiciliari a Scapin, in attesa del possibile processo, riqualificando l’accusa di omicidio volontario in omicidio stradale.

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