Shalom

All’interno della comunità di recupero Shalom di Palazzolo non ci sarebbe stato alcun episodio di violenza o maltrattamento nei confronti degli ospiti. Per questo motivo mercoledì 6 giugno, al termine di un’altra udienza del processo in corso a Brescia, è stata chiesta l’assoluzione per i 42 imputati.

Il sostituto procuratore Ambrogio Cassiani a capo dell’indagine, durante la requisitoria, ha indicato ogni elemento che è passato attraverso le udienze e chiesto al giudice Roberto Spanò di emettere assoluzioni di massa “perché il fatto non sussiste”. Quella di mercoledì è stata soprattutto la giornata di suor Rosalina Ravasio, tra i fondatori della comunità e anche lei imputata. L’inchiesta si riferisce a fatti che sarebbero accaduti tra il 2010 e il 2014 quando il personale della comunità avrebbe costretto alcuni ospiti (anche Gianmarco Buonanno, figlio del procuratore capo di Brescia Tommaso e tra gli accusatori) a vari lavori. Un modo che, però, secondo chi difende la struttura, sarebbe servito per una migliore educazione. Il procedimento è stato aggiornato al 27 giugno quando le parti civili potranno replicare alla requisitoria, poi sarà il momento della sentenza.

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