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Dopo gli interrogatori davanti ai PM di Roma che seguono questo rapimento, Sergio Zanotti alle 18.30 di sanato 6 aprile è arrivato in treno a Brescia: depisttai i gironalisti, ha incontrato in località segreta la famiglia. La moglie Yolande ha raccontato che Zanotti, dopo il viaggio in treno da Roma a Brescia ha finalmente riabbracciato le figlie, le due nipotine e la sorella.

Questi primi giorni Zanotti li trascorrerà da un amico poi dovrà sottoporsi anche a visite mediche dato che è stanco e provato ma ora è finalmente a casa. Si è trattato di un rapimento vero: ne sono convinti gli inquirenti italiani dopo aver ascoltato per oltre tre ore Sergio Zanotti rimasto per 1058 giorni nelle mani di rapitori in Siria. Il procuratore aggiunto di Roma Francesco Caporale e il sostituto Sergio Colaiocco titolari di un’inchiesta per sequestro di persona a scopo di terrorismo hanno confermato che Zanotti era stato rapito dai miliziani di Al Qaeda. Nella caserma dei carabinieri dei Ros nella Capitale è stato messo a verbale il racconto di quanto vissuto per trentasei lunghi mesi da Zanotti. Tutto era iniziato a metà aprile del 2016, quando Zanotti aveva deciso di andare in Turchia, nella zona di Hatay a pochi chilometri dalla Siria, per cercare di acquistare dinari antichi da rivendere in Europa dove nel mercato della numismatica hanno un notevole valore. Amici bresciani avevano detto che un gruppo bulgaro era interessato ad acquistare dinari iracheni antichi: un milione di dinari che, allo Zanotti, avrebbe portato un guadagno di almeno 15mila euro. Così il 59enne imprenditore di Marone era partito dall’Italia e una volta in Turchia si sarebbe mosso prima a bordo di alcuni autobus e poi in taxi. Ma era stato tradito proprio da un tassista abusivo che si era fermato e lo aveva consegnato a due miliziani che lo avevano narcotizzato. La sera del 14 aprile 2016 si era risvegliato in una casupola vicino Aleppo. Zanotti ha spiegato di essere rimasto in Siria, nella stesa area per tre anni e avrebbe cambiato una decina di prigioni ma tutte a poca distanza l’una dall’altra dato che i trasferimenti non erano lunghi e non aveva mai incontrato altri sequestrati. Le persone che lo tenevano prigioniero erano incappucciate e non lo hanno mai trattato male ed una volta al giorno gli davano da mangiare. Nei video comparsi in rete il 15 novembre 2016 e poi a maggio 2017 Zanotti era incatenato ma lui stesso ha raccontato che le catene le avevano messe solo per girare i video. La ricostruzione di quanto accaduto inizia quando Sergio Zanotti era partito per la Turchia il 14 aprile del 2016 poi era scomparso nel nulla fino al novembre 2016 quando era comparso in un video diffuso dai suoi rapitori: era in ginocchio in un campo di ulivi e alle sue spalle c’era un uomo incappucciato e armato di fucile. Sei mesi dopo, nel maggio 2017 era stato diffuso un secondo video: Zanotti con la barba lunga appariva ancora in ginocchio in una stanza spoglia e alle sue spalle due uomini dal volto coperto e armati. Il mese successivo era arrivato un allucinante messaggio ai familiari: Sergio era stato decapitato. Da quel momento era calato il silenzio sulla vicenda fino a giovedì 5 aprile quando il premier italiano Giuseppe Conte ha annunciato la sua liberazione e il rientro in Italia dopo mesi in cui i servizi segreti avevano operato per la sua liberazione.

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