valcart rogno

Sono ormai passiti più di due mesi da quella mattinata del 21 aprile, la mattina di Pasqua, in cui andò a fuoco la Valcart di Rogno e, ancora tutt’oggi non si hanno risposte certe per fugare i dubbi dei residenti a Rogno e dei comuni limitrofi di Costa Volpino, Darfo Boario Terme e Artogne. La Valcart, azienda specializzata nel trattamento per il riciclaggio dei rifiuti aveva subito danni ingentissimi e per diversi giorni si era parlato di inquinamento ambientale specie per l’aria di tutto l’alto Sebino. Ancora oggi l’amministrazione comunale di Rogno sta aspettando che l’Ats di Bergamo dica se e quali elementi inquinanti siano ancora presenti, in modo da decidere se ritirare o meno l’ordinanza, tuttora in vigore, che da oltre due mesi vieta la raccolta e il consumo di frutta e verdura nei campi. Va comunque detto che molti non hanno mai smesso di coltivare gli orti ma tutti sono in attesa di sapere se possono consumare o meno i propri prodotti. Il neo sindaco di Rogno Cristian Molinari ha affermato che a giorni dovrebbero arrivare le risposte dall’Azienda di tutela della salute. Le indagini sulle cause che scatenarono quel violento incendio proseguono e non è ancora escluso il dolo: le fiamme avevano distrutto mille tonnellate di rifiuti che, per la Valcart, erano «materia prima secondaria» da rivendere e che ora sono diventate macerie destinate allo smaltimento in discarica, quindi sono diventate un costo a carico dell’azienda. La Valcart ha però saputo reagire e il suo ciclo produttivo, pur con qualche rallentamento che sarà assorbito soltanto nei prossimi mesi, è ripartito. La Provincia di Bergamo, l’Ats e l’Arpa hanno condiviso con la società di Rogno un programma di interventi che le consentisse di riparare i danni e allo stesso tempo portare avanti un livello di attività minimo per sopravvivere: nessuno dei suoi dipendenti e collaboratori ha perso il posto di lavoro. L’emergenza si è quindi spostata all’esterno del sito produttivo per valutare le ricadute ambientali dell’incendio. Già la mattina di Pasqua, l’ARPA aveva installato una centralina per verificare la presenza di sostanze tossiche nell’aria dopo che l’incendio nella fase acuta proprio il giorno di Pasqua, ha avuto un impatto rilevante, ma i valori sono via via diminuiti il giorno successivo, come normalmente accade per gli incendi di questa portata, riportando la qualità dell’aria alla normalità. Per i campioni di acqua prelevati nel lago di Iseo, le analisi hanno confermato la presenza di idrocarburi. Per il suolo entra in gioco l’Ats di Bergamo che lo scorso 7 giugno aveva riunito a Rogno un tavolo tecnico con gli enti coinvolti per avviare un monitoraggio sulla verdura a foglia larga e sul foraggio, prelevando campioni da più punti nel raggio di un chilometro dalla sede della Valcart che si è assunta l’onere di pagare gli esami di laboratorio condotti in tre differenti strutture. Sono stati eseguiti vari campionamenti e sono in corso analisi anche se in affacciano due ipotesi: o il suolo è inquinato, e quindi è necessario che lo si sappia con chiarezza per convincere che la gente non consumi la verdura del proprio orto, oppure l’ordinanza può essere ritirata.

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