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È iniziato (in sordina), venerdì 30 agosto, l’appuntamento che apre le porte di settembre e chiude quelle di un’estate ricca di appuntamenti folcloristici che ci ricordano la bellezza e la varietà del nostro territorio.

Purtroppo è forse più opportuno utilizzare il condizionale “dovrebbero”. Abito a pochi metri di distanza dalla Parrocchia della Ramera e se non fosse per qualche ghirlanda e due fili di luci, non si direbbe nemmeno che qui sia in corso una festa. Prima ci hanno tolto i fuochi d’artificio e ora nemmeno due luminarie a ricordare l’appuntamento. Preciso un aspetto, non sono le decorazioni a legare una comunità ad una ricorrenza, ma se queste tradizioni hanno disegnato il profilo storico e RELIGIOSO di una comunità, non sarebbe forse più opportuno cercare di preservarle? Fin da piccolo ho partecipato assieme alla mia famiglia a quest’importante ricorrenza; affascinato dai racconti di mio padre e dei miei nonni, che vivevano la settimana della Ramera in Festa come un avvenimento. Lungo la Via Ramera c’erano un luccichio di luci e festoni di colore bianco azzurro e tutti facevano a gara a chi addobbava meglio. L’apice lo si è raggiunto con Don Ermanno Meni (curato) e Don Gianni Cossali, parroco. Poi con il passare degli anni un lento declino. Una volta la Festa della Ramera era un polo di attrazione culturale oltre che religioso, si organizzavano momenti di riflessione religiosa , come era giusto che fosse, ma anche momenti di grande rilevanza culturale (mostre, ecc.) Mio padre mi ha raccontato degli anni in cui un noto pittore della zona, Candido Baggi espose i suoi quadri nelle camere dell’oratorio. Vi era fermento, spirito di aggregazione, era insomma una festa. Poi con il tempo le cose sono cambiate, dietro la spiritualità si sono cancellate tutte le tradizioni. Prima sono scomparsi i fuochi d’artificio per arrivare quest’anno alla scomparsa delle luminarie lungo la via, trincerandosi dietro la burocrazia dei permessi. Non parliamo del programma. Arraffazzonato e fatto giusto perché la festa non si può cancellare, ma nulla più. La bellezza di questa festa consisteva nel fatto che erano i giovani ad organizzarlo e animarla, ovviamente dietro la supervisione della parrocchia. Spiritualità non vuol dire solo riflessione e preghiera, ma vuol dire anche valorizzare ciò che il territorio ti offre con le sue tradizioni La scomparsa delle sagre rappresenta la cartina al tornasole di un indebolimento diffuso della fede che fino a vent’anni fa era in grado di riempire oratori e chiese oggi sempre più vuote. Il dubbio che mi pongo è quindi se manchi la volontà di rinnovare un’identità forte di paese o, se purtroppo, di ragioni economiche si tratti.

Nell’attesa di una risposta che forse non arriverà mai, mi permetto di dare ai nostri lettori due consigli per affrontare il futuro:
- Salvare i nastri con cui si compongono i festoni da mettere fuori casa. Magari un giorno li si potrà vendere come cimeli su Ebay;
- Mettere da parte della pastella per frittelle, sia mai che l’anno prossimo manchino anche quelle.

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