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Antonio Cianci, condannato all'ergastolo perché nell'ottobre del 1979 aveva ucciso tre carabinieri a Melzo tra cui anche il camuno Federico Tempini, aveva ottenuto un permesso premio di un giorno. Poco dopo il grave fatto la Polizia ha fermato Cianci con un taglierino sporco di sangue ancora in tasca.

Secondo una prima ricostruzione, Cianci avrebbe ferito lo sconosciuto nel corso di una rapina. Nella notte tra l'8 e il 9 ottobre 1979, Antonio Cianci, all'epoca ventenne, uccise tre carabinieri che lo avevano fermato ad un posto di blocco sulla Strada Provinciale 14 tra Liscate e Melzo a bordo di un'auto che risultava rubata. Mentre i militari dell'Arma controllavano i suoi documenti, Cianci aveva fatto fuoco uccidendo il maresciallo Michele Campagnuolo, l'appuntato Pietro Lia e il carabiniere Federico Tempini, in servizio di leva. Quando venne arrestato Cianci, originario di Cerignola, non confessò e disse, anzi, che a sparare ai militari della stazione di Melzo erano stati alcuni sconosciuti a bordo di un'auto. Cianci fu arrestato a seguito di una soffiata che arrivò al centralino della Stazione dei Carabinieri di Pioltello. Gli furono trovate addosso le pistole che aveva usato per uccidere i tre carabinieri. Al processo di primo grado venne condannato all'ergastolo, condanna confermata in appello nel 1983: al processo con una lettera ai giudici confessò la strage compiuta; condanna confermata anche in Cassazione.

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