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E' rientrato in Italia Vincenzo Macrì, il 53enne ritenuto esponente apicale della cosca Commisso di Siderno arrestato lo scorso giugno all'aeroporto di San Paolo, in Brasile, mentre tentava di raggiungere Caracas, dove viveva da qualche tempo utilizzando false identità. Il ricercato, figlio di Antonio Macrì, detto il "boss dei due mondi", gestiva secondo le indagini il narcotraffico fra Sudamerica ed Europa. Dal settembre 2015 si era sottratto all' esecuzione di un provvedimento restrittivo emesso dall'Autorità giudiziaria reggina per associazione di tipo mafioso e traffico internazionale di sostanze stupefacenti, emesso nell'ambito dell'indagine "Acero Connection", coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. All'arrivo di Macrì a Fiumicino, scortato dagli agenti dello Scip della Criminalpol, saranno espletate le formalità dell'arresto sul territorio nazionale ed immediatamente sarà portato in carcere a disposizione dell'autorità giudiziaria calabrese.


Vincenzo Macrì è arrivato all'aeroporto di Fiumicino alle 6:25 a bordo del volo di linea Alitalia da San Paolo. Il 53enne, appena sbarcato, scortato dagli agenti dello Scip della Criminalpol, è stato condotto dalla Polaria negli uffici della Polizia di frontiera per il foto segnalamento e per le formalità dell'arresto sul territorio nazionale, in via di completamento. Quindi, a quanto si è appreso, sarà trasferito nel carcere di Rebibbia.

INTRECCI IN VALLE IMAGNA E SAN PELLEGRINO - Macrì però è conosciuto anche in terra orobica. E più precisamente il suo nome si lega con la raffineria di eroina a Rota Imagna. Il laboratorio era stato messo in piedi dai clan in un cascinale tra il 1989 e il 1990. All'epoca il boss dei due mondi era poco più di un ventenne ma già affermato nei giri criminali. E' stato coinvolto nell'impresa di trattare l'acquisto di eroina bianca con il clan Sergi dell'hinterlnd di Milano che gestiva la raffineria in Valle Imagna. 

Del suo coinvolgimento ne parlò anche il killer della 'ndrangheta Saverio Morabito, pentito durante la detenzione a Bergamo. Da lì infatti è partita l'inchiesta Nord-Sud che ha portato ad oltre cento condanne. Macrì era affianco di Pannunzi (concittadino di Siderno suo luogo d'origine), vero dominus della raffineria e uno dei più importanti narcos europei. Pannunzi conosceva bene la terra orobica, nel 1977 gestiva il Grand Hotel di San Pellegrino prima di essere chiuso. Il 31 maggio del 1977 scattò il blitz della Questura di Bergamo (ma dall'esito nullo) alla ricerca dell'altro uomo della 'ndrangheta, Vincenzo Macrì, parente omonimo del Macrì estradato, e accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga. Secondo quanto riportarono gli inquirenti aveva trovato rifugio proprio a S.Pellegrino, nel Grand Hotel gestito da Pannunzi.


 

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