La Val Gandino nuova veste grafica

La storica testata, nata nel 1913, apre il nuovo anno con un format rinnovato, per raccontare cronaca ed esperienze delle parrocchie di Gandino, Barzizza, Cirano e Cazzano S.Andrea

All’alba del centoseiesimo compleanno, c’è “un’anziana signora” che ha deciso di rifarsi il trucco, presentandosi più giovanile che mai. Il mensile “La Val Gandino”, edito a partire dal 1913, ha presentato in questi giorni la nuova veste editoriale. Si tratta di una testata storica, che rappresenta qualcosa di più di un semplice bollettino parrocchiale. Per decenni ha avuto addirittura cadenza settimanale e da sempre è punto di riferimento per le comunità di Gandino, Barzizza, Cirano e Cazzano S.Andrea, di cui racconta non soltanto le attività pastorali, ma anche cronache ed approfondite ricerche d’archivio. La redazione guidata dal parroco don Innocente Chiodi e coordinata da Giambattista Gherardi,è composta da Gustavo Picinali, Amilcare Servalli, Daniele Capponi, Mariaelena Carrara e Simone Picinali, oltre che dai vicari don Giovanni Mongodi e don Manuel Valentini. “Non si tratta - spiegano i redattori - di un semplice intervento grafico, ma piuttosto di una riorganizzazione degli spazi editoriali per rendere il nostro notiziario più adeguato alla realtà delle nostre parrocchie. L’idea è maturata e cresciuta negli ultimi anni, di pari passo con il percorso che ha portato lo scorso novembre alla nascita dell’Unità Pastorale di Gandino, Barzizza e Cirano. Una novità pastorale che ha creato innumerevoli spazi in cui le nostre comunità vivono, tutte insieme, opportunità di incontro, preghiera, riflessione e divertimento. Abbiamo elaborato un format che favorisse non più una collocazione “geografica” delle notizie (cioè legata alla singola parrocchia), ma piuttosto una scansione di merito degli argomenti. Ecco allora che ad una parte generale ed introduttiva, aperta ai temi pastorali ed alle sollecitazioni della Chiesa e del mondo, si aggiunge ora una parte corposa di Vita Pastorale, in cui raccontiamo quanto avverrà e avviene nelle nostre comunità parrocchiali, sempre più spesso senza confini. In questo ambito abbiamo mantenuto, insieme alle cronache di stretta attualità, un parte dedicata ai gruppi parrocchiali ed alle realtà educative, che pure sono punto nevralgico di incontro e stimolo per le nostre famiglie. Non mancheranno studi e ricerche, così come il racconto di eventi ed iniziative anche sportive (sempre numerose) che animano la vita cittadina”.

Spazi e grafica sono rinnovati (è stato scelto il font tipografico Montserrat, proposto dalla Diocesi per il CRE 2018), ma confermati formato e, per esempio, la seguitissima rubrica dell’ultima di copertina, che propone immagini d’epoca con minuziose ricostruzioni di volti, nomi e luoghi.

Nel giugno 1913 “La Val Gandino” era costituita da un doppio foglio tipo quotidiano di 35 centimetri per 50. La testata in bella evidenza in carattere gotico (sostanzialmente confermata) riportava il sottotitolo di “Giornale settimanale popolare”. Curioso rilevare che negli articoli del primo numero de “La Val Gandino” non sono rintracciabili nomi propri di gandinesi, se non quello di mons. Andrea Alberti, parroco sino al 1911 e da poco deceduto al momento della nascita del giornale. Sfuggì quindi alla citazione anche il nome dell’allora parroco e fautore della nuova pubblicazione, mons. Giovanni Bonzi, che nel 1929 diede vita anche al Museo della Basilica. La prima fotografia arrivò sul numero 3 del 15 giugno 1913, con la riproduzione della bolla papale con i privilegi concessi all’altare della Beata Vergine di Loreto in Basilica (poi altare del Ss.Rosario).

In più di cento anni di storia si sono susseguiti i formati e le novità grafiche, sino al penultimo “restyling” del 1998, quando si optò per l’immagine di copertina a tutta pagina. Stampata inizialmente in Oratorio, “La Val Gandino” fu successivamente affidata alla Tipografia Radici, storica attività gandinese che tuttora segue composizione e stampa. Vengono stampate circa 1500 copie ogni mese, di cui circa un terzo vengono spedite ai gandinesi sparsi in Italia e nel mondo. Un cordone ombelicale che ora si rinnova.

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