costom de par

Un week end di festa e all’insegna della musica e delle tradizioni: sabato 15 giugno a Parre l’Associazione culturale Costöm de Par festeggia il suo decimo anniversario di fondazione; mentre domenica 16 giugno, in occasione della festa al Santuario della SS Trinità, ci sarà il concerto “Suoni dal Nepal”.

L’Associazione culturale Costöm de Par nasce nel febbraio 2009 ed è affiliata F.I.T.P. (Federazione Italiana Tradizioni popolari): “L’attività in questi 10 anni di vita – spiega Angelo Capelli, presidente del gruppo Folk – è stata rivolta in modo particolare al recupero e alla salvaguardia del costume parrese, ai vecchi canti e alla valorizzazione dei prodotti tipici locali come gli Scarpinòcc. Nel nostro girovagare per sagre, sia a livello locale, regionale, nazionale e anche all’estero, siamo riusciti a farci apprezzare per la nostra semplicità e naturalezza nel proporre quello che è il nostro modo di essere. Il nostro intento è proprio questo: riuscire a tramandare e divulgare quelle che sono le testimonianze di quel modo di vivere dei nostri nonni, che oggi purtroppo la fuliggine del tempo sta piano piano oscurando”.

Sabato alle ore 20.30, presso la sala della comunità dell’oratorio di Parre, per l’occasione si terrà una serata dal titolo “Storia, costumi, balli e canti del folklore lombardo” che verrà protagonisti, oltre ai Costöm de Par, anche il gruppo Folk “La tradizion” di Grosio (So) e il gruppo Folk “L’Arlecchino” di Bergamo.

Domenica 16 giugno invece, presso il Santuario della SS Trinità, dopo la celebrazione della S. Messa alle 10.30 e un pranzo in condivisione, il pomeriggio sarà all’insegna dell’unione tra Oriente ed Occidente, sacro e profano con il concerto “Suoni dal Nepal”. “Suoni dal Nepal nasce da alcuni viaggi che ho fatto nella valle di Kathmandu e dalla passione che è nata per gli strumenti locali e la musica che nasce da essi, antica migliaia di anni – spiega Alessandro Ruggeri -. Le campane tibetane hanno catturato la mia attenzione per il loro suono "magico", ricco di armonici e di vibrazioni naturali. Dalle campane, ai gong, al flauto bansouri, forse il progenitore di tutti i flauti moderni. Una "semplice" canna di bambù Himalayana (senza nodi), sapientemente lavorata nelle differenti lunghezze e tonalità, che sprigiona un suono ricco e intonato, morbido e "naturale".

Il concerto propone un programma che unisce "sacro e profano", oriente e occidente. Melodie occidentali, anche di brani conosciuti dal grande pubblico, si alternano nella seconda parte a melodie orientali, per creare un connubio tra mondi differenti uniti da un linguaggio universale: la musica.

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