In questo numero si cerca di fare luce su una particolare fattispecie bancaria, ossia quella del conto cointestato. Molti sono gli aspetti che è opportuno conoscere e distinguere. Affrontiamo il discorso con un esperto, il dr. Paolo Divizia, Notaio con sede a Bergamo ed ufficio secondario in Val Brembana a San Giovanni Bianco.

Notaio, spesso si parla di conto cointestato. Ma in termini concreti di che cosa si tratta? «Il conto corrente si dice cointestato quando due (marito e moglie) o più persone (fratelli e sorelle) possiedono un conto corrente in comune. Ogni intestatario può dirsi proprietario del conto, quanto meno per la sua quota frazionaria di spettanza. Due co-intestatari, dunque un mezzo ciascuno.
L’operazione non è difficile e non presenta costi nella fase iniziale. Al momento dell’apertura del conto bisogna semplicemente chiedere all’impiegato la cointestazione; i cointestatari sono tenuti a firmare il contratto di apertura del conto corrente, a dare il proprio codice fiscale ed a presentare la carta d’identità (o un altro documento di riconoscimento valido e non scaduto, come il passaporto). Infine va depositata la firma originale per le operazioni correnti».

Una operazione semplice, dunque. Ma si nasconde qualche problema? «La cointestazione consente a tutti gli intestatari del conto di  avere accesso al denaro depositato e di disporne la movimentazione. È quindi uno strumento molto utile per le coppie o per i nuclei familiari che vogliano rendere disponibili i servizi bancari a tutti i componenti del nucleo stesso, con il vantaggio di pagare le spese di apertura e di gestione di un solo conto. La cointestazione non richiede alcun costo aggiuntivo rispetto alle tradizionali spese associate al prodotto. Tutto semplice se il conto nasce come cointestato. Bisogna tenere presente, invece, che le banche di rado accettano di trasformare un conto da individuale in cointestato e viceversa; di fronte a una richiesta del genere, la banca vi chiederà di chiudere il conto e aprirne un altro che potrà essere cointestato».

Mi scusi ma non vedo il problema.... «Il problema esiste, eccome. Dopo che si è verificata la cointestazione, infatti, il saldo del conto cointestato, anche ai fini successori, si presume di proprietà di tutti i cointestatari in parti uguali: 50% per ciascuno se sono due, 1/3 se sono in tre, e così via. Se le cifre in gioco sono di valore non modico (così recita la legge), è necessario accompagnare la cointestazione con un atto pubblico, con due testimoni, di donazione. In quella sede, vanno versate le relative imposte. Di regola, stante la franchigia esistente (1 milione fra genitori e figli) e 100 mila Euro (fra fratelli e sorelle), l'imposta principale non è dovuta; se la cointestazione avviene fra estranei è dovuto l'8% della somma spostata. L'atto di donazione rende irrevocabile ed ineccepibile la volontà di attribuire una frazione del saldo».

È vero che la delega sul conto è cosa diversa? «Un capitolo importante è quello relativo alle firme. La delega può essere una buona soluzione quando il titolare di un conto non vuole cointestarlo ma ha la necessità di far compiere alcune operazioni (versamenti, prelievi, pagamenti) ad un’altra persona. Per delegare la persona prescelta ad operare sul proprio conto corrente è necessario presentarsi alla filiale della banca insieme al delegato munito di documento d’identità e di codice fiscale e firmare i moduli richiesti. A questo punto la persona delegata potrà operare con la firma che avrà depositato».

Quindi qui non è necessario alcun atto notarile? «Il delegato potrà effettuare tutte le operazioni di competenza del titolare, come il versamento e il prelevamento di denaro, l’emissione di assegni, l’emissione di bonifici e il giroconto. La delega può essere revocata mediante semplice comunicazione alla banca e si estingue automaticamente con la morte del soggetto che l’ha conferita. È bene sapere che il delegato movimenta denaro che non è suo».

Vi sono differenze a livello ereditario? «Nel caso della cointestazione fra Tizio e Caio del conto corrente, in caso di morte di Tizio, Caio terrà come proprio il 50% del saldo, mentre il residuo 50% cadrà in successione; nel caso di delega di firma, la morte del delegato comporterà che neanche un euro del conto sarà messo in successione, perché ripeto si tratta di una ricchezza non sua».


 

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