Fossi io il sindaco.....
Quanto volte abbiamo sentito questa affermazione, magari durante una discussione con gli amici al bar o nel corso di un incontro conviviale con parenti e conoscenti. Si, perché oltre che essere un popolo di 60 milioni di Commissari Tecnici della Nazionale di calcio abbiamo, nel nostro intimo, il desiderio di poter decidere qualcosa per il nostro Paese, magari in barba a tutte le normative, gli ostacoli e le lungaggini burocratiche. Senza sapere chi fa che cosa e dove si può fare.
Spesso riceviamo segnalazioni da parte dei nostri lettori in merito alle decisioni prese (o non prese) dal primo cittadino del tal Comune e quasi sempre si ritorna su quella affermazione che abbiamo riportato in apertura di questo intervento. E allora abbiamo deciso di stare al gioco. Ogni mese offriremo la possibilità ad un nostro lettore – preferendo contributi da parte di chi non riveste un ruolo nella Amministrazione comunale – di calarsi nei panni del Sindaco del suo paese e prendere decisioni in merito al territorio. Mandateci le vostre osservazioni, le idee e le proposte per il vostro comune; verranno pubblicate e se necessario, ne verificheremo la fattibilità. Date un contributo di idee alla vostra comunità. E’ una risposta a chi, invece che allargare la base partecipativa della gestione pubblica, ha deciso di ridurre il numero dei consiglieri e degli assessori in virtù di un auspicato risparmio economico che rappresenta una goccia nel mare dello spreco e dello sperpero del denaro pubblico

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Spett.le Redazione,
grazie per l’opportunità che ci offrite di dire la nostra in merito ad alcuni argomenti. Il mio intervento non riguarda un fatto specifico del mio Comune, ma può essere adottato da tutti i sindaci. In pratica, all’inizio del mio incarico, inviterei i tecnici che collaborano nell’ufficio Lavori Pubblici a trascorre una giornata seduti su una carrozzella, magari girando un po’ per il paese. Sono certo che al termine dell’esperimento la loro visione del territorio sarebbe diversa. Anche il concetto di “abbattimento delle barriere architettoniche” assumerebbe un valore più vicino alle difficoltà che ogni giorno disabili, anziani, mamme che spingono la carrozzina, devono affrontare. Muoversi in un paese che non è pronto ad accoglierti, per un disabile in carrozzina equivale a sentirsi emarginato.
Con l'aggravante che tutto quello che da una vita si poteva fare e non si è fatto; ogni barriera architettonica non abbattuta, la mancanza di scivoli per entrare in un negozio qualsiasi o andarsi a bere un caffé, l'annullamento dei dislivelli pericolosi dai marciapiedi alle strade hanno il sapore di un vero e proprio rifiuto.
Provare per credere, ma con l’impegno di rimanere sulla carrozzella tutta una giornata per offrire un paese privo di ostacoli per potersi muovere, socializzare.... Vivere!
A.Z.

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Fossi io il Sindaco
L’idea l’ho presentata al mio giovane sindaco nel 2015, quando cadeva il centenario dell’entrata in guerra contro l’esercito austro-ungarico che ci restituì i territori del Trentino alto Adige e altri lembi di terra friulana lasciando sul campo oltre 600.000 soldati morti molti dei quali delle nostre vallate, dei nostri Paesi. Una proposta simbolica, nell’attesa di un atto formale, una proposta che rinnovo al mio Sindaco ed ai sindaci del territorio in occasione del 2018 quando cadrà il centenario della fine della Grande Guerra che si consumò a due passi da casa mia.
Senza stravolgere la toponomastica del mio comune – operazione che prevede implicazioni di non poco conto – fossi io il sindaco, provvederei a dedicare anche in forma virtuale qualche via del mio Comune ai tanti giovani che, forse senza saperne il perché, si trovarono a concedere la propria vita al “nemico” a volte a causa di assurde decisioni di generali incapaci e meschini.
Un gesto che può contribuire a contrastare l’incapacità di fare i conti con la storia, che rappresenta uno dei mali peggiori della coscienza pubblica del nostro tempo.
Mi viene il magone considerare che nel mio Comune ci sono vie dedicate a Togliatti, a Bertolt Brecht, Filippo Turati e non si è trovato spazio per rendere alla memoria il sangue di molti giovani che qui hanno ancora i fratelli e le sorelle.
A.M.