(Adnkronos) – Quarant'anni fa una delle più grandi frodi alimentari fa scattare il panico tra gli italiani. Decessi e casi di cecità dopo il consumo di vino che si scoprì 'tagliato' con l'alcol metilico. Una 'correzione' biochimica a fini di lucro che è rimasta impressa nella memoria come una delle più spietate truffe alimentari. "Fu un atto di puro cinismo biochimico. Per innalzare la gradazione di vini poveri e di scarto, vennero utilizzate tonnellate di alcol metilico (metanolo), un solvente industriale destinato a vernici e antigelo", afferma all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum 'Giuseppe Degennaro'. Fra il 3 e l’8 marzo 1986 iniziano i primi ricoveri sospetti in Lombardia. Diversi pazienti arrivano negli ospedali di Milano, Voghera e Gallarate con sintomi devastanti: cecità improvvisa, coma e gravi acidosi metaboliche. L’11 marzo 1986 si registrano i primi decessi. I sanitari inizialmente sospettano patologie neurologiche o virali, ma "la frequenza e la similitudine dei sintomi indirizzano le indagini verso un'intossicazione acuta", ricorda Minelli. Il 17 marzo 1986 la Procura di Milano e il Centro antiveleni confermano ufficialmente la presenza di alcol metilico in dosi massicce (fino al 7%, contro un limite di legge dello 0,15%) in campioni di vino da tavola. "Mentre il metanolo era un veleno aggiunto deliberatamente per profitto, le emergenze odierne sono prevalentemente di natura microbiologica. A fare capolino nella memoria recente degli italiani sono il botulino – ricorda Minelli – spesso legato a una gestione domestica o artigianale errata delle conserve, dove l'assenza di ossigeno favorisce la tossina, e l’epatite A frequentemente associata al consumo di molluschi crudi o di frutti di bosco surgelati, ciò che evidenzia soprattutto la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globalizzate. Oggi la sicurezza alimentare dipende dalla sorveglianza epidemiologica e dall'educazione. È necessario – avverte l'immunologo – colmare il gap informativo del consumatore, che spesso percepisce il cibo 'naturale' o 'artigianale' come intrinsecamente sicuro, sottovalutando i rischi legati a temperature e conservazione. Ecco perché, quarant’anni dopo la lezione del metanolo, il messaggio resta attuale: la sicurezza non è un traguardo, ma un processo di vigilanza continua". La scoperta delal frode del vino al metanolo "fu uno shock senza precedenti perché colpì il quotidiano, visto che il vino era l'alimento base delle tavole italiane. L'idea che un gesto conviviale potesse portare alla cecità permanente o alla morte immediata generò un panico collettivo che portò al sequestro di milioni di litri di prodotto – prosegue Minelli – Alla fine, il bilancio fu devastante: 23 decessi accertati e decine di persone colpite da lesioni irreversibili". "Il metanolo – sostanza tossica per inalazione, ingestione e contatto con la pelle – è solubile in acqua oltre che in diversi solventi organici. La sua tossicità acuta, principalmente legata alla produzione del metabolita acido formico, si manifesta inizialmente con vomito, dolori addominali e poi acidosi metabolica e compromissione funzionale del sistema nervoso centrale che, in un tempo compreso tra le 12 e le 24 ore dopo l’ingestione, tende ad aggravarsi con danni al nervo ottico fino a completa cecità, scosse tonicocloniche, convulsioni e coma associato ad insufficienza multiorgano che conduce alla morte. "In Italia, quello fu il momento in cui si consumò la più grave rottura del patto di fiducia tra produttore e consumatore. Oggi la sfida è mutata. Se il metanolo rappresentò nel 1986 il culmine della frode chimica dolosa, la risposta istituzionale portò alla creazione dei Nas dei Carabinieri e all’implementazione di protocolli di tracciabilità che oggi rendono la filiera italiana tra le più sicure al mondo. Tuttavia, la cronaca recente dimostra che il rischio non è azzerato, ma ha cambiato natura", conclude Minelli.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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