Ospitalità: il 93,6% delle strutture ricettive bergamasche è registrato con CIN

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Fusini: “Necessaria una gestione imprenditoriale e una programmazione territoriale coordinata”

BERGAMO – L’assegnazione del Codice Identificativo Nazionale (CIN) alle strutture ricettive della provincia di Bergamo procede a ritmo sostenuto, superando la media nazionale. È quanto emerge dalla ricerca condotta da Confcommercio Bergamo sui dati della Banca Dati Strutture Ricettive del Ministero del Turismo, aggiornata a fine novembre 2025.

Nel territorio bergamasco risultano 4.640 strutture ricettive, di cui 4.344 già dotate di CIN, pari al 93,6% del totale, a fronte di una copertura nazionale ferma all’89,2%. Un dato che testimonia un’elevata adesione alle nuove disposizioni, ma che mette anche in luce alcune peculiarità del sistema dell’ospitalità locale.

L’analisi evidenzia infatti una forte prevalenza degli alloggi turistici, che rappresentano il 61,7% del totale, mentre le strutture extralberghiere si attestano al 33%. Gli alberghi costituiscono invece solo il 5,3% dell’offerta complessiva. Significativa anche la natura gestionale delle strutture: oltre la metà (55,5%) è costituita da alloggi gestiti da privati, a cui si aggiunge un ulteriore 6,2% di B&B privi di partita IVA. Anche tra le attività formalmente imprenditoriali, il 29,7% riguarda comunque alloggi privati. Complessivamente, solo l’8,6% delle strutture censite rientra nelle tipologie alberghiere ed extralberghiere tradizionali, come affittacamere, agriturismi, campeggi, case per ferie, ostelli e rifugi.

L’incrocio dei dati ministeriali con quelli del portale “Alloggio Sicuro” di Federalberghi conferma il ruolo centrale delle piattaforme di intermediazione online. Oltre la metà degli alloggi (52,1%) è commercializzata tramite Booking, mentre il 39,3% utilizza Airbnb, senza sovrapposizioni rilevanti tra le due piattaforme. Un ulteriore 9,8% delle strutture (pari a 457 unità) risulta presente su Tripadvisor.

Dal punto di vista territoriale, la maggiore concentrazione si registra nel capoluogo, che raccoglie il 50,4% delle strutture, seguito dall’hinterland con un ulteriore 9,4%. Le zone lacustri di Endine e Iseo, insieme ai comuni limitrofi, contano 754 strutture, pari al 16,2% del totale. Tra le valli, la Val Brembana supera la Val Seriana, con rispettivamente 438 strutture (9,4%) contro 361 (7,8%). I maggiori margini di crescita si registrano invece in pianura, sia occidentale (area di Treviglio) sia orientale (Romano di Lombardia), con 99 strutture, pari al 2,1% del totale.

«La crescita del turismo che ha caratterizzato il nostro territorio non ha prodotto una crescita correlata delle imprese del settore, perché si è tradotta prevalentemente in attività svolta da privati» sottolinea Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo. «Questo limita lo sviluppo dell’ospitalità, perché attività non imprenditoriali non possono dedurre le spese né assumere personale. Un settore strategico come questo deve crescere come qualsiasi altro comparto produttivo».

Fusini accoglie positivamente la revisione normativa che prevede l’obbligo di apertura della partita IVA a partire dal terzo immobile: «È una misura che va nella direzione giusta, perché favorirà una gestione più imprenditoriale e manageriale, in grado di sostenere investimenti. La ricettività è il biglietto da visita di un Paese e non può essere relegata a un secondo lavoro: deve essere svolta in modo altamente professionale».

Il direttore di Confcommercio evidenzia inoltre la necessità di una governance coordinata: «Le esperienze della Toscana e i prossimi provvedimenti annunciati in Emilia-Romagna dimostrano che gli affitti turistici possono essere uno strumento utile contro spopolamento e desertificazione commerciale, ma solo se accompagnati da una regolamentazione efficace per gestire fenomeni come l’overtourism, la scarsità di alloggi per i residenti e la pressione sui servizi». Da qui l’appello a una funzione di programmazione sovracomunale, affidata a Regione o Provincia, per evitare politiche disomogenee e il rischio di ripetere, in chiave digitale, il modello delle seconde case degli anni ’80 e ’90.

Sul tema interviene anche Ilze Allena, neo-presidente di Federalberghi Extra Bergamo, il gruppo costituito a dicembre 2025 in rappresentanza delle strutture extra-alberghiere. «Formazione e informazione sono strumenti insostituibili per chi opera nel settore dell’ospitalità e degli affitti brevi. Il quadro normativo è complesso e in continua evoluzione, soprattutto per le realtà più piccole. Nel 2026 rafforzeremo il nostro ruolo di accompagnamento, con momenti formativi e informativi accessibili, per aiutare gli operatori a lavorare con serenità, nel rispetto delle regole e della qualità dell’offerta».

Allena guarda con interesse anche alle iniziative del Comune di Bergamo sul tema dell’equilibrio tra turismo e residenza: «Una distribuzione più equilibrata della ricettività è un obiettivo comprensibile, ma non deve tradursi in limitazioni eccessive per chi opera correttamente. Se si vuole incentivare l’offerta nelle aree limitrofe, è indispensabile rafforzare i servizi, a partire dal trasporto pubblico e dal servizio taxi, oggi ancora insufficienti, soprattutto nelle ore serali e nei giorni festivi».

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