“Il risveglio dal coma è possibile, coltiviamo la speranza”: l’appello del dottor Salvi

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Il risveglio dal coma è possibile, ed è una speranza che va coltivata, sempre: gli studi recenti parlano del 20-40% di possibilità di recupero della coscienza nei pazienti in coma. Speranza è la parola chiave nelle parole del presidente dell’Associazione Genesis di San Pellegrino Terme e la Rete (Associazioni Italiane Riunite per il Trauma Cranico e le Gravi Cerebrolesioni Acquisite), dottor Giampietro Salvi (il primo da destra in foto, con i colleghi della Clinica Quarenghi), neurologo presso l’Istituto Clinico Quarenghi, in occasione della Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi, in programma il 9 febbraio. In Italia si calcolano circa 25 traumi cranici all’anno per 100 mila abitatati, la maggioranza dei quali è causata da incidenti della strada, le cui gravi conseguenze possono essere: lo stato di coma, lo stato vegetativo e di minima coscienza.

“Nei momenti delicati della vita, a volte diciamo che resta solo un filo di speranza, un filo sottile che si può facilmente spezzare – spiega il dottor Salvi – Nel confronto quotidiano con la sofferenza, la fragilità, la malattia, la speranza non è un concetto astratto, ma rappresenta una componente concreta del percorso di cura, la speranza è terapia, è medicina. È una forza vitale per affrontare il dolore, la sofferenza. Nel rispetto delle evidenze scientifiche con atteggiamento empatico e compassionevole non dobbiamo privare il paziente, né la sua famiglia, di una prospettiva, di un punto di appoggio a cui potersi affidare per affrontare la malattia”.

Un supporto, dunque, per dare appunto speranza grazie alle quale poi si “sostiene il paziente nel suo sforzo di partecipazione alle cure, attiva il processo terapeutico, rinsalda il rapporto di fiducia tra medico e paziente, lo tiene legato alla realtà, allontana il rischio della rassegnazione, lo incoraggia a superare limiti talvolta ai nostri occhi di medici invalicabili. La speranza è ancora una luce nel buio della malattia. La medicina non è una scienza esatta e talvolta i percorsi non sono lineari, ma imprevedibili e la speranza può rappresentare per il paziente e per i suoi cari una leva motivazionale molto potente per affrontare quella sofferenza infinita che non sembra andare via.

La osserviamo ogni giorno con gli anziani, che una volta privati del loro legame affettivo e della speranza, senza un motivo per vivere si lasciano andare rapidamente e si spengono in pochi giorni. Quando vengono meno le certezze, i riferimenti abituali, la salute e il dolore diventa insopportabile, è il momento di coltivare la speranza, quel filo invisibile che ci lega agli altri, alle persone che ci amano e che ci fa sentire che non siamo soli. Citando Franco Battiato nella sua canzone La Cura “guarirai dalle tue malattie, perché sei un essere speciale e io avrò cura di te”.

Questa giornata, celebrata per la prima volta in Italia nel 2011 e nata per sensibilizzare l’opinione pubblica – conclude il dottor Salvi – ci aiuta a ricordare quanto sia importante garantire a queste persone e alle loro famiglie una qualità della vita dignitosa e, insieme a loro, coltivare il seme della speranza. Questo è lo spirito che ci muove come Associazione Genesis e AATC (Associazione Amici Traumatizzati Cranici) a promuovere convegni ed eventi che portiamo, ogni anno, a San Pellegrino Terme”.

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