Rider e caporalato, anche a Bergamo paghe da 2 a 4 euro a consegna

Rider e caporalato, anche a Bergamo paghe da 2 a 4 euro a consegna

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Il caso Foodinho-Glovo, finita sotto controllo giudiziario per caporalato e sfruttamento del lavoro su decisione della Procura di Milano, riporta al centro dell’attenzione una condizione che riguarda anche il territorio di Bergamo.

In provincia di Bergamo i rider che lavorano con continuità e che hanno nel food delivery la principale fonte di reddito sono circa un centinaio, ma il numero cresce sensibilmente se si considerano anche coloro che svolgono questa attività in modo saltuario o come secondo lavoro.

Le retribuzioni, anche sul territorio bergamasco, restano molto basse: si va indicativamente dai 2 ai 4 euro a consegna. Le piattaforme più diffuse sono Deliveroo e, a seguire, Glovo.

«Quello che emerge dall’inchiesta della Procura di Milano non ci sorprende – afferma Ayman Bourrai, della Nidil CGIL Bergamo –. Da anni denunciamo che attorno al lavoro dei rider si è strutturato un vero e proprio sistema di sfruttamento, spesso definito caporalato digitale, che colpisce in modo particolare i lavoratori migranti. Anche a Bergamo vediamo salari a cottimo, compensi non dignitosi e condizioni contrattuali senza tutele, basate sull’uso improprio del lavoro autonomo».

Secondo Bourrai, «queste paghe non garantiscono un’esistenza libera e dignitosa e non sono proporzionate né alla quantità né alla qualità del lavoro svolto. È un modello che scarica tutti i rischi sui lavoratori e che va cambiato».

«Occorre superare il modello del food delivery fondato sul cottimo – aggiunge – eliminare i falsi contratti di lavoro autonomo e garantire compensi dignitosi, salute e sicurezza reali. Il recepimento della direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme può rappresentare un passaggio decisivo per intervenire su tutti questi aspetti, ma non può essere rinviato o svuotato».

Per Nidil CGIL Bergamo, il provvedimento della magistratura milanese conferma che il tema non può essere affrontato come un’emergenza isolata, ma come un problema strutturale che riguarda l’intero settore del food delivery, con ricadute evidenti anche sul territorio bergamasco.

fonte C.S. CGIL Bergamo

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