Difesa del suolo e prevenzione, l’appello dei geologi per il 2026

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(Adnkronos) – In occasione della Giornata della Terra 2026, focalizzata sul tema Our Power, Our Planet, l'attenzione si sposta dai richiami simbolici ai dati concreti sulla fragilità del Paese. La riflessione attuale, alimentata dai recenti eventi meteorologici estremi, sottolinea come la sicurezza ambientale non possa prescindere da una capacità di governo delle trasformazioni che rispetti gli equilibri geomorfologici. 
Le evidenze pubblicate nel Rapporto SNPA 2025, riferite alle rilevazioni del 2024, delineano un quadro di crescente pressione antropica. In Italia, la copertura di nuove superfici artificiali ha raggiunto quasi gli 84 chilometri quadrati, segnando un incremento del 16% rispetto all'anno precedente. Il consumo di suolo netto ha superato i 78 chilometri quadrati, attestandosi come il valore più elevato registrato nell'ultimo decennio. Particolare criticità riveste la localizzazione di questi interventi: nel solo 2024 sono stati edificati 1.303 ettari in zone a pericolosità idraulica media e ulteriori 600 ettari in aree classificate a pericolosità da frana. Questa tendenza conferma un progressivo intreccio tra l'espansione urbanistica e l'aumento della vulnerabilità territoriale, rendendo più complessi i processi di assorbimento idrico e regolazione climatica. Il passaggio da una gestione emergenziale a una cultura della prevenzione è stato al centro del recente convegno di Taormina, dove sono stati analizzati casi specifici come gli effetti del ciclone Harry e la frana di Niscemi. Per il Consiglio Nazionale dei Geologi, la transizione ecologica richiede una comprensione profonda del sottosuolo e degli equilibri che regolano la stabilità delle aree abitate. "Difendere la Terra significa riportare la Geologia al centro delle decisioni pubbliche, investire nella prevenzione e riconoscere nelle Scienze della Terra una competenza indispensabile per costruire comunità più sicure, più resilienti e più consapevoli", ha dichiarato in una nota il Consiglio Nazionale dei Geologi. Secondo l'istituzione, ogni trasformazione che ignora la fragilità dei luoghi produce effetti che compromettono "la sicurezza delle persone, la capacità dei territori di assorbire gli eventi estremi e la qualità stessa dello sviluppo". La sostenibilità nazionale è oggi misurata sulla qualità delle decisioni riguardanti le risorse naturali e la mitigazione dei rischi. Rafforzare il peso delle competenze tecniche nei processi decisionali non rappresenta solo una misura di protezione ambientale, ma una necessità per rendere lungimirante il modello di sviluppo economico. In quest'ottica, la geologia si propone come disciplina cardine per una programmazione fondata su dati oggettivi e sulla conoscenza dei processi di modellamento del territorio. 
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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