Lunedì 15 giugno 2026 – Un recente sondaggio promosso da Cerba HealthCare Italia, intitolato “Dottor AI – Come gli italiani usano l’intelligenza artificiale in tema di salute”, rivela un dato sorprendente: oltre il 70% degli italiani si affida all’intelligenza artificiale per cercare informazioni sulla propria salute. Questo fenomeno, che interessa da vicino anche i residenti di Bergamo , Brescia , Val Seriana e Valle Camonica , evidenzia come l’AI sia ormai parte integrante del rapporto quotidiano con la salute, utilizzata soprattutto per interpretare sintomi, esami e referti. La ricerca, condotta su un campione rappresentativo di 1.000 cittadini italiani tra il 9 e il 21 maggio 2026, mostra che oltre 7 persone su 10 usano almeno occasionalmente strumenti basati sull’AI per questioni sanitarie. Nello specifico, il 43,9% lo fa direttamente, il 21,6% in modo saltuario e un ulteriore 7% tramite risposte AI integrate nei motori di ricerca. Il trend è in forte crescita, soprattutto nella fascia “under 50”, dove gli utilizzatori occasionali sfiorano l’89%. “La porta d’ingresso alla salute non è più solo lo studio medico: sempre più spesso è una domanda fatta a un’intelligenza artificiale”, commenta Marco Daturi , Chief Marketing Officer di Cerba HealthCare Italia. “La sfida non è fermare il cambiamento, ma portare qualità, autorevolezza e responsabilità dentro questo nuovo spazio informativo”. Le principali motivazioni che spingono gli utenti a consultare l’AI riguardano la comprensione dei sintomi e dei disturbi (39% delle menzioni) e l’interpretazione di esami o referti (30%). Tra i più giovani, prevale la ricerca di spiegazioni immediate sui sintomi. Dopo i 50 anni, invece, cresce il ricorso all’AI per leggere referti ed esami clinici. Il rapporto con questi strumenti è caratterizzato anche da un elevato livello di fiducia. Il 57% di chi usa l’AI per la salute dichiara di fidarsi abbastanza delle informazioni ricevute, e oltre il 41% afferma di fidarsene molto. La diffidenza è residuale e si concentra tra chi non utilizza mai questi strumenti, indicando la mancanza di fiducia come motivo principale del rifiuto. L’indagine evidenzia anche una forte componente emotiva. Oltre l’81% degli utenti si è sentito rassicurato spesso dalle risposte ricevute. Circa un terzo, tuttavia, si è preoccupato almeno occasionalmente dopo aver consultato questi strumenti. Un aspetto cruciale emerso è la quasi totale assenza di mediazione clinica. Solo il 2,6% degli utilizzatori dichiara di aver verificato con un professionista sanitario le informazioni ricevute tramite l’AI. Ciò suggerisce che questi strumenti sono percepiti come un supporto autonomo e personale. Nonostante la crescente adozione, la maggioranza degli italiani non ritiene realistico uno scenario di sostituzione del medico con l’intelligenza artificiale: oltre il 70% esclude o non considera probabile questa ipotesi. Tuttavia, quasi tre persone su dieci riconoscono almeno un rischio potenziale. Quasi il 58% degli intervistati dichiara che si fiderebbe di più dell’AI se questa fosse integrata o supervisionata da medici reali. Marco Daturi conclude: “L’intelligenza artificiale è già diventata un nuovo punto di contatto tra cittadini e salute: non sostituisce il medico, ma entra prima, durante e dopo il rapporto con il sistema sanitario. Per questo le aziende della salute non possono più limitarsi a comunicare online: devono essere presenti, autorevoli e comprensibili anche negli ecosistemi informativi generati dall’AI”. Cerba HealthCare Italia è parte di un gruppo internazionale leader nella diagnostica ambulatoriale e nelle analisi cliniche, con oltre 2.000 addetti e più di 400 centri medici e di prelievo in Italia.
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