Marcantonio (Cno Consulenti lavoro): “Organizzare lavoro su longevità e governare tecnologia”

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(Adnkronos) – La possibilità per un’azienda di “integrare la retribuzione con trattamenti come fondi sanitari integrativi permette un certo benessere e un controllo sanitario anche per i lavoratori più longevi.  Se i lavoratori attivi non godono anche di buona salute e non sono in grado di contribuire in maniera piena al sistema previdenziale, questo va in crisi non solo perché quel soggetto andrà in pensione a 70 anni, ma anche perché durante la carriera lavorativa non avrà la possibilità di contribuire in modo pieno e, si spera, incrementale. Sotto questo profilo, la contrattazione collettiva potrebbe essere una chiave importante, ma credo vada fatto anche un focus sull’organizzazione del lavoro in ottica di longevità”. Così Giovanni Marcantonio, vicepresidente Consiglio nazionale ordine Consulenti del lavoro (Cno), intervenendo a ‘La demografia cambia la società’, dibattito organizzato oggi da Adnkronos, a Palazzo dell’Informazione a Roma “Non si può pensare – osserva Marcantonio – che l’organizzazione del lavoro di un cinquantenne o di un sessantenne sia identica a quella di un giovane che entra nel mercato del lavoro. Parimenti, le misure di sicurezza devono essere assolutamente declinate anche in base a questo aspetto. Quindi abbiamo un panorama molto importante che coinvolge anche la formazione. E qui la contrattazione collettiva può ancora intervenire, perché i fondi interprofessionali, decisi dalle organizzazioni sindacali e dalla contrattazione, possono orientare meglio anche i temi legati ai lavoratori più longevi. Per governare la digitalizzazione e affrontare la sfida dell’intelligenza artificiale, bisogna ragionare in “termini antropocentrici, cioè mettere la persona al centro della tecnologia", afferma l’esperto, che prosegue: "Spesso si dice che la tecnologia può eliminare attività ripetitive e aumentare quelle più cognitive e valutative. Però, se liberiamo tempo dalle attività ripetitive, dobbiamo anche chiederci come impiegare quel tempo liberato. E questo è particolarmente importante quando parliamo di lavoratori più longevi. Credo che l’intelligenza artificiale e le tecnologie – sottolinea – possano aiutare questi processi, ma soprattutto dovrebbero favorire un aspetto di cui si parla troppo poco nell’invecchiamento: il trasferimento delle competenze. C’è una grande opportunità di integrazione tra intelligenza artificiale e possibilità di trasferire il bagaglio di esperienza, cultura e competenze tra un lavoratore più anziano e uno che entra nel mercato del lavoro e che, spesso, andrà a sostituirlo. Questa staffetta generazionale va letta oggi anche in chiave tecnologica. E possiamo farlo solo se ci poniamo le domande giuste: non quelle dell’attesa – conclude – ma quelle del governo del cambiamento”. 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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