(Adnkronos) – In un contesto economico segnato dal costante aumento dei prezzi dei dispositivi elettronici di ultima generazione, l'economia circolare cessa di essere una semplice opzione etica legata alla tutela dell'ambiente per trasformarsi in una concreta e potente leva di risparmio per il bilancio delle famiglie italiane. A confermare questa tendenza è un recente studio condotto dall'Istituto di Ricerca Fraunhofer Austria per conto di refurbed, marketplace europeo specializzato nei prodotti ricondizionati. Il report ha misurato scientificamente l'impatto finanziario e ambientale delle diverse opzioni di acquisto, utilizzo e fine vita dei dispositivi tecnologici, arrivando in un momento cruciale che precede il recepimento nazionale della direttiva europea sul Diritto alla Riparazione. La ricerca ribalta il comune approccio lineare, dimostrando che il modo in cui i prodotti vengono gestiti all'interno dei diversi modelli di utilizzo ha l'influenza complessiva più alta sia sui costi diretti sia sulle emissioni totali. Un telefono mantenuto a lungo in circolazione genera infatti appena un quarto dei costi rispetto a un prodotto inserito in un sistema usa-e-getta. Secondo le evidenze emerse, un consumatore può ridurre la propria spesa in smartphone di circa il 25% soltanto adottando un approccio più consapevole, sfruttando l'allungamento della vita utile del dispositivo e i canali di permuta messi a disposizione dalle piattaforme specializzate. Per mappare queste dinamiche, l'istituto di ricerca ha analizzato il ciclo di vita di sei anni di uno smartphone medio dal valore iniziale del nuovo di 575 euro, evidenziando le differenze tra i vari profili di fruizione. Chi adotta un modello lineare compulsivo, sostituendo il telefono ogni anno, arriva a spendere oltre 3.800 euro in sei anni, considerando anche i costi ambientali indiretti, generando una spesa quattro volte superiore rispetto a chi sceglie la via della rigenerazione. Anche l'utilizzo tipico italiano, che prevede la sostituzione del device dopo tre anni per poi dimenticarlo in un cassetto, comporta costi superiori di quasi il 35% e il doppio delle emissioni di anidride carbonica rispetto al modello pienamente circolare. I dati su grande scala confermano che la transizione verso il ricondizionato rappresenta ormai una realtà consolidata del mercato. Nel caso specifico dell'iPhone 15, la versione rigenerata sul marketplace è risultata in media il 46% più conveniente rispetto al corrispettivo nuovo di fabbrica, garantendo al contempo un abbattimento dell'84% delle emissioni di CO₂ e dell'87% dell'uso di acqua. Per facilitare la trasparenza e permettere agli utenti di quantificare l'esatto risparmio di risorse ottenuto scegliendo un dispositivo ricondizionato, è stato inoltre reso disponibile un apposito calcolatore interattivo online. Le ricadute di questo scenario non interessano soltanto i consumatori privati, ma offrono importanti spunti di riflessione anche per il mondo aziendale e le politiche di approvvigionamento delle imprese. Molte aziende tendono infatti a seguire modelli di acquisto lineari e frequenti, accumulando costi che potrebbero essere ottimizzati attraverso un approccio più circolare. L'adozione di dispositivi ricondizionati e l'integrazione di programmi di permuta consentono alle attività commerciali di ottenere un triplice vantaggio, combinando minori spese di acquisto iniziali, un concreto ritorno sull'investimento e il pieno rispetto dei moderni parametri di sostenibilità.
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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