Bergamo, 29 giugno 2026 – Garantire che l’innovazione terapeutica raggiunga ogni cittadino, superando le barriere geografiche, è stato il tema centrale del convegno “Reti collaborative per il futuro della cura”. L’evento si è svolto nei giorni scorsi all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo , promuovendo un confronto tra le ASST bergamasche e ATS Bergamo per rendere le reti sanitarie una realtà operativa e migliorare l’accesso equo alle cure nel territorio. L’iniziativa, promossa dal Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità (CREMS) e dall’ASST Papa Giovanni XXIII, in collaborazione con ASST Bergamo Est e ASST Bergamo Ovest, ha riunito direzioni strategiche, specialisti clinici, farmacisti ospedalieri, medici di medicina generale e rappresentanti dei pazienti. L’obiettivo è stato spostare il dibattito sulle reti sanitarie dalla teoria alla pratica, misurandone l’impatto sull’accesso concreto alle cure in tutta la provincia di Bergamo . Ad aprire i lavori è stato Francesco Locati, Direttore Generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII. Ha richiamato il principio della Value-Based Care, sottolineando: “Non è sufficiente avere un sistema universalistico. Non è abbastanza finché non mettiamo al centro il valore di ciò che arriva realmente al paziente. La qualità delle decisioni dipende dalla qualità delle domande che ci si pone”. Il concetto di rete come infrastruttura essenziale è stato ribadito da tutte le direzioni strategiche. Rosetta Gagliardo, Commissario straordinario dell’ASST Bergamo Ovest, ha spiegato: “La cronicità dura molti anni. Dobbiamo fare una presa in carico che faccia sintesi costante – clinica e assistenziale – lungo tanti setting diversi. L’assistito non dovrebbe nemmeno rendersi conto che le organizzazioni deputate a prendersi cura di lui sono diverse.” Marco Passaretta, Direttore Generale di ASST Bergamo Est, ha evidenziato la necessità di una pianificazione strategica condivisa a livello provinciale. Ha precisato: “Il bisogno è cambiato radicalmente, ma tutto il resto è rimasto drammaticamente uguale. La rete è la risposta: nessuno può fare da solo, e i modelli hub e spoke sono l’unica architettura compatibile con questo cambiamento. Dobbiamo imparare a costruire i piani strategici insieme, in una logica provinciale.” Nicoletta Castelli, Direttrice Sanitaria di ATS Bergamo , ha posto l’accento sul rischio che le reti rimangano solo sulla carta. Ha indicato nei dipartimenti interaziendali uno strumento per renderle operative. Alessandro Amorosi, Direttore Sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII, ha chiuso la sessione istituzionale, affermando: “L’ospedale del futuro sta nelle connessioni che sapremo costruire. Quello che abbiamo visto oggi – nei progetti di farmacia, nelle malattie rare, nell’oncologia – dimostra che si può fare: non è fantascienza, è già realtà in alcuni ambiti e può essere trasferito su tutte le discipline a partire dall’area cardiovascolare ed ematoncologica”. La cornice concettuale è stata fornita da Davide Croce, direttore del CREMS e docente all’Università LIUC. Ha descritto un sistema sanitario attraversato da un cambiamento strutturale del bisogno: cronicità sempre più lunga e complessa, aumento della farmaceutica e risorse umane sotto pressione. In questo scenario, la rete non rappresenta un’opzione, ma l’unica risposta per la sostenibilità del sistema. “Le reti non sono una scelta: sono la condizione di sopravvivenza di un sistema universalistico. La differenza, tra dieci anni, non sarà tra chi le usa e chi no, ma tra chi le usa bene e chi le usa male.” Il convegno ha anche evidenziato alcune reti già operative sul territorio . La Centrale Unica di Continuità Assistenziale provinciale ha già superato le 370.000 prestazioni nel primo periodo di attività, mentre le Unità di Continuità Assistenziale permettono interventi specialistici a domicilio. Sul fronte prevenzione, la campagna di immunizzazione anti Virus Respiratorio Sinciziale ha portato a una significativa riduzione dei ricoveri pediatrici e degli accessi in terapia intensiva, grazie al modello organizzativo integrato. In ambito farmaceutico, il modello prevede lo spostamento progressivo di attività sul territorio, dalla dispensazione delle terapie HIV nelle Case di Comunità ai percorsi oncologici del progetto “Closer” e alla somministrazione territoriale di terapie endovenose selezionate. Nel settore oncologico, la rete provinciale DIPO e i gruppi oncologici multidisciplinari sono infrastrutture attive per la gestione condivisa dei percorsi diagnostico-terapeutici. Il progetto “Closer” mira ad avvicinare la gestione delle terapie orali oncologiche al paziente. In cardiologia, la rete per l’emergenza STEMI rappresenta un modello ormai consolidato e pienamente funzionante, ma la gestione dello scompenso cardiaco mostra ancora margini di miglioramento, con percorsi di invio non sempre omogenei e continuità assistenziale frammentata. Per l’ematologia, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII si conferma hub provinciale per le terapie cellulari avanzate (CAR-T), ma è cruciale rafforzare l’integrazione con le competenze presenti nelle altre strutture attraverso la condivisione dei dati e l’interoperabilità dei sistemi informativi. Il convegno si è concluso con un forte impegno: trasformare le reti da modelli progettuali in infrastrutture operative che migliorino concretamente l’organizzazione dei servizi e l’esperienza dei pazienti. Un passaggio fondamentale per l’intero sistema sanitario della provincia di Bergamo , chiamato a rispondere a una domanda di cura sempre più complessa, continuativa e distribuita sul territorio.
📲 Ricevi gratis le notizie di Montagne & Paesi sul tuo telefonino!
Iscriviti al nostro canale WhatsApp ufficiale per restare sempre aggiornato su notizie e curiosità dalle valli.
📢 Seguici anche su Telegram!
Unisciti al canale Telegram di Montagne & Paesi per ricevere tutte le news in tempo reale.




