Una settimana al mare che diventa parte del percorso di cura. È l’esperienza vissuta a Bellaria Igea Marina da 49 persone legate alle fondazioni Cardinal Gusmini di Vertova e Cecilia Caccia in Del Negro di Gandino. Ventisette ospiti, accompagnati da 13 volontari e 9 familiari, hanno partecipato al progetto “La vacanza diventa cura 2.0”, un’iniziativa nata nel 2009 e dedicata anche alle persone con Alzheimer e altre fragilità.
Il soggiorno si è svolto all’hotel Majestic di Bellaria Igea Marina e ha coinvolto quest’anno cinque diverse realtà assistenziali: nucleo Alzheimer, geriatria, area psichiatrica, centro diurno e Cafè Alzheimer.
L’obiettivo è trasformare la vacanza in qualcosa che vada oltre una semplice parentesi dalla vita quotidiana.
«La scommessa è fare in modo che la vacanza non sia una parentesi, ma diventi parte della cura – spiega Raffaele Gritti, referente dell’animazione della fondazione di Vertova –. Lavoriamo con un’équipe composta da animatori, infermieri e Oss e grazie al coraggio del consiglio d’amministrazione che dal 2009 punta su questo progetto restituiamo alle persone occasioni di scelta e relazione».
Al mare anche le piccole decisioni quotidiane assumono un significato importante. Gli ospiti possono scegliere cosa mangiare, andare in spiaggia, fare merenda insieme, giocare a tombola, partecipare a una serata di gala o semplicemente decidere di rimanere svegli più a lungo.
«È la straordinarietà dell’ordinario – continua Gritti –. Quando arriva qualcosa che emoziona, i disturbi comportamentali possono diminuire».
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del progetto. Durante l’esperienza vengono infatti osservati alcuni disturbi comportamentali, tra cui ansia, aggressività, irritabilità, wandering e alterazioni del ritmo sonno-veglia, confrontando la situazione prima e dopo il soggiorno.
I numeri raccolti negli anni mostrano risultati significativi. Dal 2009 al 2025 sono stati monitorati 234 ospiti: il punteggio complessivo relativo ai disturbi comportamentali è passato da 1.853 a 638, con una riduzione media del 65,4%.
Nello stesso periodo, secondo i dati del progetto, il ricorso ai farmaci PRN, cioè quelli somministrati “al bisogno”, è diminuito del 58,2%. Nel solo 2025 il punteggio relativo ai disturbi comportamentali è passato da 138 a 46, con una riduzione del 66,7%.
I risultati relativi alla settimana appena trascorsa a Bellaria Igea Marina saranno invece elaborati nei prossimi giorni, mettendo a confronto i dati raccolti prima e dopo il soggiorno.
Il caso studio sarà poi presentato a Piacenza nel marzo 2027, durante un convegno nazionale dedicato alle professioni sanitarie.
Accanto ai numeri ci sono però soprattutto le storie delle persone.
Durante la vacanza, una donna che normalmente in struttura si sposta con il girello o in carrozzina e manifesta forte ansia e timore ha iniziato a camminare autonomamente e a chiedere di poter scendere in spiaggia.
«In una settimana abbiamo visto qualcosa di difficile da spiegare – racconta Gritti –. E c’è chi, pur avendo problemi di memoria, dopo mesi conserva ancora l’emozione vissuta al mare. L’emozione muove il ricordo».
Prima di ripartire, un altro ospite ha riassunto la propria esperienza con poche parole: «Ho trascorso la vacanza più bella della mia vita».
Anche il ritmo della giornata può cambiare. Persone abituate in struttura ad andare a letto già alle 20, durante il soggiorno hanno partecipato alle attività serali fino alle 23, riuscendo poi a dormire per tutta la notte.
Un altro elemento centrale è l’inclusione. Gli ospiti delle fondazioni di Vertova e Gandino non trascorrono infatti il soggiorno separati dagli altri turisti presenti nell’hotel.
«Non vivono la vacanza da passivi – sottolinea Gritti – ma stanno con gli altri, scelgono, partecipano».
Una filosofia condivisa anche da Barbara Picchio, che dopo aver perso entrambi i genitori a causa dell’Alzheimer ha creato Rsa Lovers, una rete di familiari e professionisti.
«Bisogna vedere le persone come persone, non come malati», sottolinea.
Il progetto “La vacanza diventa cura” era partito nel 2009 coinvolgendo appena sei persone con Alzheimer. Negli anni è cresciuto fino ad arrivare all’esperienza di quest’anno, con ospiti provenienti dalle realtà assistenziali bergamasche di Vertova e Gandino, in Val Seriana.
Una settimana durante la quale la cura è passata anche attraverso gesti apparentemente semplici: scegliere un piatto dal menù, passeggiare verso il mare, trascorrere una serata in compagnia o decidere autonomamente come organizzare la propria giornata.
Piccoli gesti di normalità che, per chi ogni giorno convive con la perdita della memoria o dell’autonomia, possono tornare a significare scelta, relazione e libertà.
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