(Adnkronos) – Dall’energia ai giovani, poi clima, occupazione e innovazione. Sono alcuni dei temi e delle sfide aperte sulle quali il governo, da qui a fine legislatura, dovrebbe concentrarsi secondo l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. Enrico Giovannini, direttore scientifico di Asvis, rete di oltre 300 soggetti impegnati per l’attuazione dell’Agenda 2030 dell’Onu, illustra all’Adnkronos i target ‘sostenibili’ su cui lavorare nei prossimi mesi e che “dovrebbero diventare il centro della futura campagna elettorale”, all’attenzione, dunque, dell’esecutivo ma anche dell’opposizione. “Abbiamo bisogno di fare come hanno fatto altri paesi europei e cioè un vero e proprio salto verso le rinnovabili – spiega – Il processo di investimento verso le rinnovabili sta procedendo, ma abbiamo enormi problemi procedurali che allungano i tempi della realizzazione degli impianti. Noi crediamo che ci siano gli strumenti per accelerare al massimo gli investimenti nelle rinnovabili, che non vuol dire soltanto impianti fotovoltaici o eolici, ma anche il rilancio dell'idroelettrico, stoccaggi e potenziamento delle reti”. A tal fine “occorre dare una prospettiva certa agli imprenditori che vogliono investire in questa direzione. E invece le incertezze procedurali, ma anche alcune dichiarazioni politiche che ascoltiamo rendono il mercato molto prudente in termini di tempistiche e di ritorni futuri”, spiega Giovannini ricordando che Asvis pubblicherà il 28 ottobre il Rapporto annuale con le raccomandazioni alle forze politiche in vista della campagna elettorale. “Abbiamo assoluto bisogno di adattarci a quello che gli scienziati ormai considerano inevitabile, cioè l'accelerazione della crisi climatica con l'aumento delle temperature, ma anche tutti i fenomeni collegati, come le piogge violente e gli altri eventi meteorologici estremi. E dunque si tratta di attuare rapidamente il Piano nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici, creando una cabina di regia interministeriale guidata dal presidente del Consiglio, inserendo nella prossima Legge di bilancio fondi appositi, ma anche sfruttando i fondi europei, sia quelli 2021-27 che i futuri 2028-34, perché il nostro Paese è particolarmente esposto alla crisi climatica e i danni che essa provocherà saranno ingenti”, avverte. “L'Italia ha una spesa in ricerca e sviluppo nettamente inferiore a quella degli altri Paesi europei. Abbiamo tante imprese estremamente innovative, e questo si vede anche nella capacità di esportare sui mercati internazionali, ma ne abbiamo altre che invece sono inefficienti e poco innovative, o preferiscono competere evadendo tasse e contributi, cioè danneggiando quelle corrette. Abbiamo bisogno di accompagnare tutto il sistema industriale verso un'innovazione a tutto campo (non solo digitale) che richiede, però, competenze e capacità. Dunque, l'investimento in tecnologie deve essere necessariamente accompagnato da un forte investimento in educazione e formazione continua, per evitare che il processo di innovazione faccia cadere l'occupazione e quindi determini problemi sociali”, chiarisce. “E’ un tema molto rilevante che non si combatte certo in pochi anni e soprattutto con misure tipo i bonus. Abbiamo bisogno di contrastare la 'fuga dei cervelli' – sappiamo quanto del nostro capitale umano qualificato va all'estero, le forze più giovani – ma anche di attirare forza lavoro qualificata dall'esterno. Servono poi investimenti e servizi per assicurare una buona vita a chi invecchia. E qui c'è tutto il tema dell'accompagnamento a chi è in condizione di non autosufficienza: abbiamo su questo un'ottima legge non finanziata adeguatamente”, osserva Giovannini. “È vero, siamo al massimo storico di numero di occupati ma abbiamo bisogno di occupazione di qualità, sia in termini di tipo di contratti, sia in termini di salari, sia in termini di prospettive lavorative. Abbiamo ancora troppe persone impegnate su attività a basso valore aggiunto, mentre dobbiamo spostarci su attività più innovative, a medio-alto valore aggiunto – è l’analisi di Giovannini – E da questo punto di vista abbiamo un problema che è anche una risorsa: una struttura soprattutto industriale, economica, fatta molto di piccole imprese, che avendo produttività più bassa delle medie e grandi, pagano anche salari più bassi. Quindi il tema della struttura occupazionale diventa un tema salariale, da affrontare anche rafforzando la politica industriale per migliorare performance, produttività e salari. Non solo. Siamo alle soglie di un potenziale grande ricambio generazionale nella conduzione delle imprese per l'elevata età degli imprenditori: c'è una grande opportunità di portare alla ribalta giovani imprenditori e innovatori, aiutandoli a realizzare qui i loro sogni”. “Il Pnrr ha aiutato a ridurre alcuni divari tra il Nord e il Sud, anche sul fronte delle infrastrutture. Qui abbiamo una grande opportunità, sono i fondi di coesione 2021-27, che sono stati messi un po' in stand by per accelerare sul Piano di ripresa e resilienza. Ora si tratta di spenderli con lo stesso metodo del Pnrr ma bisogna evitare la frammentazione che abbiamo avuto nel passato. E poi arriveranno i fondi 2028-34”, osserva Giovannini evidenziando che “al momento la discussione nel Paese, non solo nelle singole Regioni, su dove vadano orientati questi fondi è praticamente inesistente”. “Abbiamo bisogno di un salto culturale molto forte in termini di coinvolgimento delle giovani generazioni. I decreti sicurezza approvati durante questi quattro anni sono stati percepiti, e forse anche a ragione, come punitivi di chi, magari, voleva manifestare in piazza, ovviamente in modo pacifico, e hanno dunque passato il messaggio che i giovani devono stare tranquilli e non far sentire la loro voce sulla direzione futura del nostro Paese o impegnarsi per cambiarlo. Su questo l'iniziativa Ecosistema Futuro (www.ecosistemafuturo.it) che abbiamo lanciato come Asvis, anche con la nascita di un'Assemblea Nazionale sul Futuro, una sorta di Parlamento parallelo che guardi in avanti e dia molto più peso ai giovani, è un esempio di come il nostro Paese può cambiare nel dare prospettive a chi ha idee sulla direzione da prendere. Ovviamente, un tema ineludibile, e poco considerato, riguarda la valorizzazione delle seconde generazioni di immigrati, su cui continuiamo ad avere pregiudizi fortissimi, salvo quando gareggiano e vincono con la maglia dell'Italia. Dobbiamo assolutamente definire un modello efficace di integrazione, basato sui nostri valori costituzionali: queste ragazze e questi ragazzi sono un'opportunità straordinaria per sviluppare la nostra economia e la nostra società in una logica di integrazione”, conclude.
—sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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