La provincia di Brescia, in particolare la stazione di Iseo, ha visto recentemente l’installazione di cartelli che indicano l’area come sicura per i treni ad idrogeno. Tuttavia, la situazione è molto incerta, con il comunicato diffuso in questi giorni dalla Ferrovie Nord Milano (FNM) che fissa l’avvio dei test dinamici il 15 settembre 2026, rimandando il servizio commerciale a un generico 2027. Se tutto andrà bene, si vedranno i primi treni con quattro anni di ritardo, costretti nel frattempo a un servizio promiscuo in cui i vecchi convogli diesel continueranno a circolare a fianco di quelli a idrogeno. La flotta sarà completa solo nel 2029 (ritardo di 6 anni).
Le prove interesseranno i primi sette treni prodotti da Alstom. L’ottavo convoglio sarà disponibile entro la fine del 2026, mentre i restanti sei saranno consegnati solo nel 2028. Un cronoprogramma lumaca che smentisce le promesse di una transizione ecologica rapida.
Il primo problema che le FNM continuano a ignorare riguarda la sicurezza: le procedure antincendio dei treni e degli impianti di produzione e stoccaggio sono a norma o si sta procedendo a tentoni? Il dubbio è legittimo, soprattutto osservando la comparsa sui marciapiedi delle stazioni di cartelli con la scritta “Area Sicura Treni ad Idrogeno”, privi di qualsiasi ulteriore informazione, protezione o reale perimetrazione dello spazio di sicurezza.
A causa dei ritardi nella costruzione dei due siti di produzione e stoccaggio previsti a Iseo ed Edolo, FNM sarà costretta ad acquistare l’idrogeno sul mercato. Il paradosso ecologico è servito: assisteremo a un continuo via vai di camion carichi di bombole per trasportare il carburante da Milano fino al deposito di Rovato. Altro che impatto zero.
Infine, l’appalto da 29,6 milioni di euro per l’impianto di Brescia è ancora sul binario morto. L’opera era stata affidata nel luglio 2023 tramite procedura negoziata al Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI). Da contratto, i lavori dovevano concludersi nell’ottobre 2025. Nel marzo 2026 la Regione bloccava il progetto nella fase finale della conferenza dei servizi presso il Ministero dell’Ambiente.
Oggi i finanziamenti del PNRR sono definitivamente sfumati, poiché legati alla scadenza del 30 giugno 2026. Tra rincari dei materiali, i costi imprevisti per le bonifiche dell’area ex Pietra a Borgo San Giovanni e le penali da pagare alle imprese – che non hanno potuto aprire i cantieri – i 29,6 milioni stanziati inizialmente non bastano più. Il fallimento politico e industriale del progetto H2iseo è ormai sotto gli occhi di tutti. I 400 milioni dell’intero progetto a consuntivo saranno almeno del 30% in più per avere lo stesso numero corse giornaliere, idrogeno grigio (con emissioni) e gli stessi tempi di percorrenza degli attuali treni diesel.
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