Fatture false e riciclaggio nel settore dei materiali ferrosi: perquisizioni e sequestri per oltre 6,5 milioni nel Bresciano

Bergamo, sequestrati oltre 5,6 milioni: nell’inchiesta anche due Ferrari e società con centinaia di lavoratori

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Un sequestro preventivo da oltre 5,6 milioni di euro, due società sottratte alla gestione degli indagati e un sistema che, secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato per acquisire aziende in difficoltà e svuotarle progressivamente delle loro risorse. È quanto emerge da un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo e condotta dalla Guardia di Finanza nei confronti di due cittadini italiani iscritti all’AIRE e residenti a Dubai.

Il provvedimento è stato disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bergamo ed eseguito dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria. L’inchiesta riguarda ipotesi legate alla crisi d’impresa, all’autoriciclaggio e alla malversazione di erogazioni pubbliche.

Sequestrate anche le quote di due società

Le misure hanno interessato anche due società, la cui gestione è stata sottratta agli indagati. Secondo gli investigatori esisterebbe infatti un concreto rischio di ulteriori condotte illecite e di dispersione del patrimonio.

Una delle società sarebbe stata utilizzata come una sorta di “boutique di consulenza finanziaria”. Alle imprese in difficoltà venivano prospettati interventi di rilancio attraverso ristrutturazioni dei debiti, immissione di liquidità, consulenze strategiche e nuovi piani di sviluppo.

Le aziende potevano essere acquisite a prezzi molto bassi, anche attraverso contratti di “earn out”: un corrispettivo iniziale simbolico e una quota degli eventuali futuri utili riconosciuta ai precedenti proprietari.

Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, dietro il progetto di risanamento si sarebbe però celato un sistema finalizzato a sottrarre progressivamente risorse alle società acquisite, attraverso consulenze e servizi, fatture ritenute false e contratti che sarebbero risultati privi di una reale giustificazione economica.

L’azienda acquistata per un euro e poi finita in liquidazione

L’indagine è partita alla fine del 2023, quando alcuni creditori hanno chiesto l’apertura della liquidazione giudiziale di una società a responsabilità limitata che, fino ad allora, aveva registrato risultati di esercizio positivi.

La società era stata acquisita attraverso un contratto di earn out. Le quote erano state rilevate per un euro, mentre ai precedenti proprietari era stato riconosciuto il 25% degli eventuali utili ottenuti dalla successiva cessione dell’azienda risanata o dal raggiungimento di determinati risultati economici.

L’operazione era stata presentata come un progetto di rilancio attraverso nuovi investimenti. Gli accertamenti avrebbero invece evidenziato, secondo gli inquirenti, un disegno finalizzato fin dall’origine alla distrazione delle risorse aziendali.

Circa un milione di euro sarebbe stato trasferito dall’impresa in crisi a una società riconducibile agli indagati mediante fatture false e contratti per servizi che gli investigatori ritengono privi di effettiva giustificazione economica.

Il denaro sarebbe poi confluito sui conti personali e professionali dei due indagati a fronte di prestazioni ritenute inesistenti. Questo successivo utilizzo delle somme è alla base delle contestazioni relative all’autoriciclaggio.

Due Ferrari Roma mentre l’azienda aveva circa 40 lavoratori

Tra gli elementi emersi durante l’indagine figurano anche due contratti di leasing per altrettante Ferrari Roma, con un costo mensile complessivo di circa 7.000 euro, escluse le assicurazioni.

I costi complessivi avrebbero superato i 170.000 euro. Secondo gli investigatori, le vetture non erano necessarie all’attività aziendale e sono state trovate nei garage nella disponibilità degli indagati, formalmente estranei alla compagine sociale.

Nel frattempo la società, che aveva circa 40 dipendenti, avviava procedure di licenziamento ed era interessata da scioperi legati al mancato pagamento degli stipendi.

Nel settembre 2023 il prestanome dell’impresa avrebbe inoltre presentato le proprie dimissioni, salvo poi ritirarle dopo avere ricevuto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, minacce esplicite e velate da parte dei due indagati.

Passivo vicino agli 11 milioni di euro

Gli indagati avrebbero successivamente cercato di scongiurare la liquidazione giudiziale assicurando al Tribunale di Bergamo di voler reperire le risorse necessarie al risanamento.

Secondo gli accertamenti, però, gli impegni non sarebbero stati concretamente attuati.

Il quadro patrimoniale ricostruito dagli investigatori parla di quasi 11 milioni di euro di passivo, contro poco più di 800mila euro di attivo, con uno sbilancio negativo vicino ai 10 milioni.

L’inchiesta si è poi allargata. Secondo la Guardia di Finanza, lo stesso sistema sarebbe stato applicato ad altre quattro società, alle quali venivano prospettati interventi di risanamento e rilancio. Le aziende sarebbero invece state progressivamente private di risorse per oltre 1,5 milioni di euro.

Coinvolta anche un’industria con circa 200 dipendenti

Tra le realtà finite nell’indagine compare anche un’importante impresa industriale con una significativa capacità produttiva e circa 200 lavoratori.

È stato disposto il sequestro del 100% delle quote della società che la controlla. La gestione è stata sottratta agli indagati e affidata a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Bergamo, con l’obiettivo di garantire la continuità dell’attività produttiva e tutelare i dipendenti.

Per questa impresa, nel febbraio 2025, i due indagati avrebbero ottenuto due finanziamenti per complessivi 3,3 milioni di euro, coperti per il 70% dalla garanzia SACE.

Il denaro avrebbe dovuto finanziare l’acquisto di impianti e macchinari, l’innovazione tecnologica e l’aumento della capacità produttiva.

Le verifiche avrebbero invece accertato che 2,2 milioni di euro sarebbero stati utilizzati per finalità differenti rispetto a quelle previste per la concessione dei finanziamenti.

L’operazione della Guardia di Finanza di Bergamo si inserisce nell’attività di contrasto al depauperamento delle imprese in crisi, alla distrazione di finanziamenti assistiti da garanzie pubbliche e al reimpiego di somme di presunta provenienza illecita attraverso strutture societarie e finanziarie.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni dovranno quindi essere verificate nelle successive fasi del procedimento e per tutti gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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