(Adnkronos) – Tra i documenti che i Ris di Parma hanno consegnato alla Procura di Pavia che sta approfondendo le indagini sull'omicidio di Chiara Poggi c'è un appunto scritto
a mano – il cui contenuto è riportato da Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa e mostrato sui social del Tg1 – di dieci righe scritte a penna su carta bianca con la data 20 settembre 2007, quattro giorni prima del fermo di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto di Garlasco. È il capitano Alberto Marino, consulente della pm di Vigevano Rosa Muscio a stilare le informazioni leggibili: 'Smontati i pedali bici uomo. Quello con vite destrorsa reca almeno 2 traccette brune comb. (+) nella parte terminale'. Dunque il combur test, l'esame preliminare per le tracce di sangue, è positivo. 'Quello con vite sinistrorsa reca almeno una traccia bruna su un tacchetto della zigrinatura comb. (+)'. L'ultima riga, invece, di questo test che non sarebbe confluito in nessuna relazione restituisce un risultato negativo: non c'è sangue. E' lo stesso esperto a riferire a verbale alla Procura i primi risultati: il Dna estratto dai pedali "ha mostrato una concentrazione di circa 2,8 ng/ul (nanogrammo per microlitro) di solo Dna femminile", si tratta di "un profilo genetico riconducibile, al di là di ogni ragionevole dubbio, alla vittima Chiara Poggi". Un dato che, ad oggi, è confermato anche dal consulente della Procura di Pavia Carlo Previderé, anche a distanza di 19 anni: sui pedali c'è il Dna della vittima. Nel verbale il carabiniere del Ris Marino aggiunge che i pedali della bicicletta di Stasi sono stati smontati e sottoposti a una attenta ispezione tramite microscopio binoculare che rileva, su entrambi i pedali, "delle microtracce di consistenza ematica, di varia forma, di lunghezza pari a circa 3 millimetri, di colore rosso, che sottoposte al Combur
test, per la diagnosi genetica della natura ematica delle tracce, hanno fornito esito positivo". E' su questo aspetto che si muovono i sospetti attuali. Il 25 settembre 2007 Matteo Fabbri, consulente della difesa di Stasi, avrebbe chiesto di effettuare un test specifico, per rilevare eventuali tracce di sangue, sui pedali ma Marino avrebbe risposto in modo negativo per concentrarsi invece su altro. Chi indaga si interroga ora su quella scelta e sull'appunto in cui, dopo due esiti positivi, ne compare uno negativo. Il sangue sui pedali è, come tanti aspetti dell'omicidio di Garlasco, un tema su cui si sono espressi, più volte, diversi giudici. Gli stessi Ris di Parma sentiti nel 2009 dal gip di Vigevano avevano chiarito che quell'elemento, che non bastò neppure a convalidare il fermo di Stasi, una volta approfondito alla ricerca della emoglobina umana "aveva dato risultati negativi", per cui il sangue diventa un fluido biologico "altamente cellulato", espressione che si ritrova fino alla Cassazione. Il gup Stefano Vitelli ritiene l'indizio non grave (Stasi viene assolto) e rileva come gli accertamenti del consulente tecnico del pm avevano esaurito "le minute tracce di interesse". Per il giudice di primo grado quell'indizio non dimostrava nulla contro l'imputato: non era possibile precisare la natura del materiale biologico sui pedali della Umberto Dei, né era possibile stabilire – in modo scientificamente fondato – i tempi e le modalità del deposito del materiale biologico sui pedali.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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