Domani, sabato 17 ottobre 2026, gli studenti di Bergamo incroceranno le braccia per lo sciopero nazionale a favore di una scuola pubblica migliore. L’iniziativa, supportata dalla FLC CGIL di Bergamo, mira a ottenere trasporti economici, edifici scolastici sicuri, tutela della salute mentale e un sistema educativo libero dalle logiche di profitto. Contestualmente, 200 persone dalla provincia di Bergamo parteciperanno alla mobilitazione nazionale della CGIL a Roma.
La FLC CGIL di Bergamo ha espresso il proprio pieno sostegno alla protesta studentesca in programma domani. Lo sciopero si inserisce in una più ampia giornata di mobilitazione nazionale per rivendicare un’istruzione di qualità. Al centro delle rivendicazioni ci sono trasporti economicamente accessibili, edifici scolastici sicuri, tutela della salute mentale e una scuola pubblica che non sia subordinata alle logiche del profitto e della competizione.
«Sono rivendicazioni che condividiamo», ha dichiarato Fabio Cubito, segretario generale della FLC CGIL di Bergamo. «Il diritto allo studio non può dipendere dal reddito delle famiglie, dalla possibilità di pagare un abbonamento ai trasporti o dalle condizioni degli edifici scolastici». Cubito ha aggiunto che una scuola che si occupa davvero del futuro delle nuove generazioni deve preoccuparsi anche del loro benessere, anziché limitarsi a misurarne le prestazioni.
Le condizioni di chi studia e di chi lavora nella scuola sono strettamente legate. Edifici sicuri, classi meno affollate, personale sufficiente e continuità didattica sono esigenze comuni. La precarietà del lavoro scolastico, la carenza di organici e la mancanza di investimenti finiscono per compromettere la qualità dell’istruzione.
La mobilitazione studentesca di Bergamo si svolge nello stesso giorno in cui la CGIL sarà a Roma per la manifestazione nazionale della “Via Maestra”. All’evento nella capitale parteciperanno anche 200 persone provenienti dalla provincia di Bergamo. Le due mobilitazioni, pur con percorsi e protagonisti differenti, sono attraversate da una questione comune: la necessità di investire nei diritti e nei servizi pubblici, contrastando le disuguaglianze che condizionano la vita delle persone.
«La scuola che gli studenti chiedono oggi e il lavoro dignitoso che rivendichiamo sono due parti dello stesso futuro», ha ribadito Cubito. «Non può esserci una società più giusta se studiare diventa un privilegio, se insegnare significa fare i conti con anni di precarietà e se lavorare non garantisce un reddito sufficiente per vivere. Difendere la scuola pubblica significa investire in chi la frequenta e in chi ci lavora».
La FLC CGIL sostiene quindi le ragioni dello sciopero studentesco, nel pieno rispetto dell’autonomia di chi lo promuove. Ascoltare la voce delle studentesse e degli studenti è fondamentale. Le scelte sulla scuola e sul futuro del Paese non possono essere prese senza coinvolgere chi ne vivrà direttamente le conseguenze.
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