Sono praticamente all’ordine del giorno, purtroppo, le richieste a seguito delle quali le Forze di Polizia sono chiamate ad intervenire d’urgenza per far fronte a situazioni di violenza domestica e di “CODICE ROSSO”.
Quanto accaduto alcuni giorni orsono, tuttavia, ha lasciato sorpresi anche i Poliziotti che sono stati inviati ad affrontare una situazione del genere.
Nel caso di specie gli Agenti della “Squadra Volante” della Polizia di Stato sono stati chiamati ad intervenire d’urgenza in un appartamento del Centro cittadino a seguito di una segnalazione pervenuta sul numero di emergenza “112 NUE” alla Centrale Operativa della Questura, nella quale si faceva riferimento ad una violenta lite domestica in atto con vittima una madre ed il proprio compagno, ripetutamente aggrediti e percossi dal figlio della donna.
Intervenuti immediatamente l’abitazione della coppia – la quale appariva a soqquadro, con mobili danneggiati e numerose suppellettili infrante e sparse a terra nonché – gli Agenti prendevano sin da subito i primi contatti con i richiedenti i quali, scossi ed in un profondo stato di sconforto emotivo, riferivano che il giovane – tossicodipendente e già in cura presso un Centro Psico Sociale della Provincia in quanto soggetto “Borderline”- dopo essersi vista rifiutata la richiesta di effettuare chiamate con il cellulare della coppia, dava in escandescenze dapprima contro la madre, lanciandole una sedia e minacciandola di morte, per poi scagliarsi contro il compagno con un coltello da cucina con violenti fendenti in direzione del petto, fortunatamente evitati dall’uomo che riusciva a schivare i colpi.
Le 2 vittime riferivano gli Agenti di vivere in una situazione di profondo disagio e di subire aggressioni giornaliere sia verbali che fisiche da parte del figlio, facendoli fortemente temere per la propria incolumità.
Mentre un equipaggio della Volante permaneva presso l’abitazione delle vittime, un secondo equipaggio si metteva nell’immediato alla ricerca del giovane, – un 31enne bresciano e con a proprio carico precedenti penali e/o di Polizia per reati di varia natura e gravità e, nello specifico, anche per maltrattamenti in famiglia – riuscendo ad intercettarlo e bloccarlo ancora nelle vicinanze dell’abitazione.
Considerata la situazione di pericolo in quanto segnalato come “UOMO ARMATO”, uno degli Agenti estraeva il TASER in dotazione, attivando dapprima la fase 1, ovvero il puntamento al torace dell’individuo tramite sistema Laser e, avendo ottenuto lo sperato effetto deterrente, veniva messo con non poche difficoltà in condizioni di non nuocere
Condotto presso gli Uffici della Questura, al termine degli atti di Polizia Giudiziaria, in considerazione di quanto accaduto veniva dichiarato in arresto per i reati di tentata estorsione aggravata e maltrattamenti in famiglia, e trasferito presso la Casa Circondariale di Brescia a disposizione della Procura della Repubblica.
In considerazione di quanto accaduto e dei precedenti a suo carico, il Questore della Provincia di Brescia Paolo Sartori ha emesso nei suoi confronti la Misura di Prevenzione Personale dell’AMMONIMENTO. Il Provvedimento del Questore, previsto per chi commette atti persecutori o di violenza domestica, contiene anche l’invito rivolto al maltrattante a sottoporsi ad un programma di “riabilitazione”, finalizzato inoltre a fargli comprendere il disvalore dei propri comportamenti violenti e vessatori.
“Sono sempre più i casi in cui le Forze di Polizia sono chiamate ad intervenire per far fronte ad episodi di violenza di genere e di maltrattamenti in famiglia, che spesso denotano, tra l’altro, preoccupanti esternazioni di problematiche di carattere culturale, le quali solitamente colpiscono vittime non in grado di difendersi – ha evidenziato il Questore Sartori –. Anche quanto accaduto in questo contesto evidenzia come tali situazioni debbano necessariamente essere affrontate facendo rete tra Istituzioni, Enti locali, Centri antiviolenza ed Associazioni di volontariato. La Polizia di Stato è da sempre in prima linea, anche con Progetti specifici, nell’indicare percorsi di presa di coscienza e di consapevolezza del disvalore di quanto commesso, con l’obiettivo, altresì, di aiutare le vittime a difendersi, a chiedere aiuto ed a denunciare le violenze subite”.
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