Banco Bpm diserterà l’assemblea di Mps: strada sempre più in salita per Lovaglio

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(Adnkronos) – La strada di Luigi Lovaglio si fa sempre più in salita. Il fronte contrario al suo progetto sfiora il 38% e giovedì 29 ottobre, a Siena, va in scena l'assemblea. L’ultima tessera è Banco Bpm. Prima i rumors insistenti, poi l’anticipazione di Adnkronos in mattinata, infine la conferma ufficiale: la banca decide di non partecipare all’appuntamento assembleare. Una scelta che, sul piano tecnico, può favorire la bocciatura delle delibere. La decisione, spiega un portavoce all'agenzia, tiene conto dei "vincoli legali connessi alla posizione di socio di Mps e al relativo conflitto di interesse". In poche parole: la banca detiene circa il 3,7% del capitale di Mps. La sua assenza significa che questa quota non entra nel capitale presente in assemblea. Il denominatore sul quale si calcolano le maggioranze si riduce e, di conseguenza, aumenta il peso relativo dei voti contrari. Antonio Tognoli, responsabile della macroanalisi di Cfo Sim, non usa mezzi termini all'Adnkronos. "Non presentarsi favorisce di più, tecnicamente, la bocciatura delle Ops" Non solo. Il blocco di minoranza composto da Delfin, Caltagirone ed Edizione rende sempre più difficile il percorso del progetto alternativo e manifesta, direttamente o indirettamente, una preferenza per l’Opas di Intesa Sanpaolo. A questo si aggiungono le resistenze di diversi investitori istituzionali, contrari al piano del management di Mps. Anche sul fronte della fusione con Mediobanca il successo non è scontato. Norges Bank Investment Management annuncia il voto contrario alle offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, alla distribuzione straordinaria e alla fusione con Mediobanca. Il voto contrario di un investitore istituzionale di queste dimensioni può pesare sugli orientamenti degli altri fondi internazionali, anche se non implica automaticamente che questi ultimi seguano la stessa linea. Sullo sfondo del risiko bancario italiano – per il dopo 29 ottobre – si muove un'altra grande incognita: Crédit Agricole. Il gruppo francese valuta un’accelerazione del percorso verso una possibile fusione amichevole tra Crédit Agricole Italia e Banco Bpm. L’ipotesi di attendere le prossime elezioni politiche perde quota, mentre cresce la preoccupazione per eventuali iniziative di altri soggetti una volta terminati i vincoli legati alla passivity rule.  La prospettiva di nuove mosse concorrenti può spingere Crédit Agricole ad anticipare i tempi. La banca francese mantiene un approccio istituzionale e non ostile, ma la partita resta aperta e il gruppo, interpellato da Adnkronos, preferisce non commentare. Fonti confermano però all'agenzia colloqui serrati nell’ottica di una fusione “amichevole e concordata”. Tutto dopo il 29 può succedere, data da cerchiare in rosso, passaggio cruciale per il futuro di Mps e del sistema bancario italiano. (di Andrea Persili)  
—finanzawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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