Bergamo: Duplice Trapianto di Cuore al Papa Giovanni XXIII, Due Uomini Rinascono Insieme

Un evento medico senza precedenti ha segnato l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo nei giorni scorsi: due uomini, di 40 e 59 anni, hanno ricevuto un duplice trapianto di cuore in simultanea. Un’operazione eccezionale che ha restituito loro una seconda vita. I due pazienti, affetti da una grave cardiomiopatia, si sono ritrovati uniti da un destino straordinario, tanto da definirsi “gemelli” del trapianto. La notizia, diffusa oggi giovedì 28 maggio 2026, sottolinea l’altissima specializzazione della struttura bergamasca, punto di riferimento non solo per il capoluogo ma anche per l’intera provincia, inclusa la Val Seriana . La storia dei due uomini è iniziata lo scorso febbraio, quando si sono conosciuti durante le visite mediche al Papa Giovanni XXIII. Tra loro è subito nata un’intesa, trasformata in una vera e propria amicizia fatta di messaggi e condivisione. A maggio è giunta la notizia che il sistema nazionale trapianti aveva disponibili due cuori, provenienti da due diverse regioni italiane. I pazienti, in lista d’attesa a Bergamo , sono stati selezionati tra tutti quelli presenti nel database come possibili riceventi, verificata la compatibilità dei gruppi sanguigni. La sfida organizzativa per l’ASST Papa Giovanni XXIII è stata imponente: organizzare nella stessa notte due prelievi di organi fuori regione e due trapianti di cuore in contemporanea. Questa complessa impresa ha richiesto la mobilitazione di doppie équipe di cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti e infermieri, per un totale di circa 30 professionisti. Nessuno si è tirato indietro di fronte a quella che si è rivelata un’impresa senza precedenti. I due uomini sono stati convocati per affrontare insieme il momento forse più importante della loro vita: il viaggio verso una nuova possibilità, uniti come “gemelli” del trapianto nel giorno della loro rinascita. “Qualche giorno fa, quasi in contemporanea, ci siamo scritti un messaggio per informaci l’un l’altro che il nostro trapianto era programmato per il giorno successivo”, hanno raccontato i due pazienti dopo l’intervento. “Sapevamo che fosse una coincidenza, ma non pensavamo a un caso così raro. Al nostro arrivo siamo stati messi nella stessa stanza di Ospedale, ci siamo abbracciati e ci siamo fatti gli auguri”. Da quel momento, tutto si è svolto in parallelo. Mentre due équipe raggiungevano i centri donatori nel Centro e Sud Italia con voli dedicati, i pazienti affrontavano gli ultimi controlli in una notte insonne. L’intervento è stato eseguito in due sale operatorie adiacenti. Il primo è iniziato alle 12.30 e si è concluso intorno alle 17. Il secondo è iniziato circa un’ora prima e si è protratto per circa un’ora in più. Dopo alcuni giorni trascorsi in terapia intensiva, il 59enne è stato il primo ad arrivare in degenza, seguito il giorno successivo dal compagno, appena giunto in una vicina stanza di reparto. Entrambi sono in buone condizioni cliniche e in fase di recupero. Proseguiranno nelle prossime settimane il percorso di monitoraggio e riabilitazione prima delle dimissioni. “Sapere di aver ricevuto un regalo così grande da persone che non conosceremo mai è un gesto che ci vedrà sempre riconoscenti, così come ai professionisti che ci stanno seguendo nel trapianto e nelle cure”, hanno aggiunto i pazienti. “Donare gli organi è un dovere civico. È confortante sapere che, se si mette in moto questa catena, prima o poi arriverà il tuo turno”. Il dottor Amedeo Terzi, Direttore del centro trapianti di cuore dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo , ha spiegato la complessità dell’operazione: «I due cuori sono arrivati contemporaneamente nell’area operatoria, per essere destinati a pazienti dello stesso sesso, di età adulta, con peso corporeo e patologie simili. Per garantire la massima sicurezza abbiamo predisposto percorsi completamente separati dall’inizio alla fine. Vedere ora i due pazienti tornare insieme a una buona qualità di vita ci ripaga da qualsiasi fatica». Anche Francesco Locati, Direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII, ha espresso il suo orgoglio per l’eccellenza raggiunta: «Un ospedale ad elevata specializzazione cui si rivolgono pazienti da tutta Italia deve prepararsi per dare risposte ai bisogni di salute più complessi ed urgenti anche in situazioni del tutto fuori dall’ordinario. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questa ulteriore dimostrazione di impegno con la consueta serietà, abnegazione e professionalità».