Bergamo prima in Lombardia per tenuta dei negozi, ma dal 2012 perse oltre il 21% delle attività

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BERGAMO – Il commercio di vicinato in Italia continua a soffrire, ma Bergamo si distingue tra le città che hanno meglio contenuto la desertificazione commerciale. È quanto emerge dall’undicesima edizione dell’Osservatorio “Città e demografia d’impresa” di Confcommercio, che ha analizzato l’evoluzione del tessuto commerciale in 122 comuni medio-grandi italiani tra il 2012 e il 2025.

Il quadro nazionale resta preoccupante. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi Confcommercio su dati del Centro Studi Camere di Commercio Tagliacarne, negli ultimi anni sono scomparsi 156mila punti vendita tra commercio fisso e ambulante. A crescere sono state soprattutto le attività legate all’ospitalità e alla ristorazione, con 19mila imprese in più, mentre il commercio online ha registrato un vero e proprio boom con un aumento del +187%.

Nonostante questo trend negativo, Bergamo mostra una capacità di tenuta superiore alla media. La città ha registrato una riduzione complessiva delle attività di commercio al dettaglio – alimentari e non alimentari – pari al -21,1%. Un dato comunque significativo, ma che colloca Bergamo al 20° posto a livello nazionale, risultando prima città in Lombardia tra quelle di medie dimensioni e terza nel Nord Italia, dietro solo a Cuneo e Imperia.

La fotografia scattata dall’Osservatorio, aggiornata al 2025, evidenzia però un contesto economico in continua evoluzione e segnato da forti incertezze.

«Il 2026 si era aperto con stime moderatamente positive. L’ultima congiuntura Confcommercio delinea una crescita contenuta, con una previsione di PIL allo 0,9% e un’inflazione tra l’1 e l’1,2% – sottolinea Luciano Patelli, vicepresidente vicario di Confcommercio Bergamo –. Ma il panorama attuale risente delle forti tensioni internazionali. Le crisi geopolitiche in Medio Oriente e il conflitto con l’Iran rischiano di incidere sulle catene di approvvigionamento e sui costi energetici, rendendo ancora più fragile la ripresa della fiducia e dei consumi».

La trasformazione del tessuto urbano bergamasco è già evidente da tempo.

«Nel centro storico si registra la chiusura prevalente di negozi di abbigliamento, calzature e profumerie – spiega Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo –. Fuori dal centro soffrono maggiormente alimentari, librerie, edicole, negozi di giocattoli, benzinai, mobilifici e ferramenta. Al contrario, grazie ai flussi turistici, crescono sia in centro sia nelle aree periferiche ristoranti, attività da asporto e strutture ricettive extralberghiere come B&B e affitti brevi. In calo invece i bar tradizionali».

Confcommercio Bergamo prosegue intanto il monitoraggio dell’intera provincia attraverso tre indicatori – vivibilità, vivacità e prossimità – i cui risultati saranno presentati nei prossimi giorni. «L’economia di prossimità è un bene di tutti, che merita di essere difeso affinché le nostre città restino luoghi da abitare e vivere», conclude Fusini.

Il progetto “Cities” contro la desertificazione commerciale

Per contrastare la progressiva perdita dei negozi di vicinato e valorizzare il ruolo del terziario di mercato, Confcommercio rilancia il progetto “Cities”, lanciando un appello ai Comuni.

Cinque le principali proposte rivolte a sindaci e amministrazioni locali:

1. Riconoscere le imprese di prossimità come attori del governo urbano, coinvolgendo le associazioni territoriali nei Patti di Cittadinanza e negli strumenti di amministrazione condivisa.

2. Integrare politiche di sviluppo economico e urbanistica attraverso una cabina di regia unica capace di pianificare una vera “mappa delle polarità di prossimità”.

3. Dotarsi di strumenti di analisi e monitoraggio, come osservatori permanenti e piattaforme di studio dei flussi pedonali per orientare meglio gli investimenti.

4. Regolare l’offerta commerciale nelle aree sensibili, utilizzando strumenti normativi come il Decreto SCIA 2 e la Legge Concorrenza 2022 per evitare merceologie considerate incongrue nei centri storici.

5. Gestire attivamente i locali sfitti, promuovendo censimenti, temporary store, valorizzazione delle vetrine vuote e collaborazioni tra proprietari e imprenditori, anche attraverso i Distretti del Commercio.

«Queste proposte vogliono essere un’agenda aperta per il dialogo con le amministrazioni – conclude Patelli –. Le economie di prossimità rappresentano un pilastro delle città contemporanee: difenderle significa tutelare la qualità della vita urbana, la coesione sociale e la vitalità delle nostre comunità».

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