Brescia e Val Trompia, operazione gdf: domiciliari per imprenditore e intermediario in vasta indagine su false cittadinanze, appalti e rifiuti

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Una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Brescia, con l’ausilio della Tenenza di Gardone Val Trompia e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, ha portato all’esecuzione di diverse misure cautelari tra ieri, venerdì 9 ottobre 2026, e il mese di settembre. L’indagine, che ha disvelato tre distinti filoni collegati tra loro, ha coinvolto un intermediario di origine brasiliana, un imprenditore bresciano e alcuni pubblici ufficiali. Le accuse riguardano un sistema illecito di false cittadinanze “jure sanguinis”, appalti pubblici truccati e gravi reati ambientali, con un profitto stimato di oltre 1,2 milioni di euro.

Complessivamente, sono dieci i soggetti attualmente indagati a vario titolo per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, turbata libertà degli incanti, falso, autoriciclaggio e smaltimento illecito di rifiuti pericolosi. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Brescia, hanno preso il via da una vistosa anomalia statistica riscontrata in un Comune dell’alta Valtrompia.

Il primo filone investigativo ha smascherato un sistema operativo dal 2016, gestito dall’intermediario brasiliano – già agli arresti domiciliari da settembre scorso – attivo in Alta Val Trompia e nella Bassa Bresciana. L’uomo avrebbe garantito il rapido ottenimento della cittadinanza italiana “jure sanguinis” a soggetti privi dei requisiti, con la complicità di pubblici ufficiali, tra cui un Sindaco e personale degli Uffici Anagrafe e Stato Civile. Due funzionari pubblici sono stati sospesi dall’esercizio del Pubblico Ufficio. I compensi per il passaporto italiano variavano tra i 3.700 e i 10.000 euro a pratica, permettendo a cittadini brasiliani, giunti con visto turistico, di stabilire residenze fittizie in quattro immobili di comodo. Dei 408 casi analizzati, 170 sarebbero risultati falsi, con documenti alterati. L’affare avrebbe generato un profitto illecito di oltre 1,2 milioni di euro, di cui almeno 200.000 euro sarebbero stati riciclati su conti correnti nazionali ed esteri.

Il secondo filone ha riguardato la turbata libertà degli incanti in un comune valtrumplino. Qui si sarebbe pilotata l’assegnazione di commesse pubbliche a favore di imprese private, violando i principi di trasparenza e concorrenza. Sono emersi accordi preventivi tra un funzionario pubblico e un imprenditore (lo stesso destinatario dei domiciliari eseguiti ieri), attestazioni false di regolarità di servizi non eseguiti o difformi, e assegnazioni dirette di opere tramite società in house, dissimulando carenze di personale o indagini di mercato mai svolte, per favorire soggetti predeterminati.

Infine, il terzo filone investigativo, approfondito con l’ausilio dei Carabinieri Forestali, ha rivelato gravi illeciti ambientali attribuiti al medesimo imprenditore bresciano. Le analisi di ARPA Lombardia hanno confermato plurime condotte di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi contenenti amianto o metalli pesanti. In un cantiere della Bassa Bresciana, durante la demolizione di un ex complesso industriale, sarebbero stati generati almeno 300 metri cubi di rifiuti pericolosi con elevate percentuali di amianto, poi frantumati, occultati e sversati in almeno cinque differenti siti tra la Bassa Bresciana e l’Alta Val Trompia. In un’area agricola dell’Alta Val Trompia, inoltre, sarebbero stati sversati oltre 6.800 metri cubi di terre e rocce da scavo contaminate da elevate concentrazioni di rame, piombo, zinco e nichel, mascherando l’intervento come “livellamento del terreno per la piantumazione di un frutteto”, con grave pericolo di inquinamento del suolo e delle falde acquifere.

Si precisa che i provvedimenti sono stati emessi sulla scorta degli elementi probatori acquisiti finora e, in attesa della definitività del giudizio, sussiste la presunzione di innocenza per tutti gli indagati.

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