Chirurgia, storia di Carola salvata a Milano da un intervento in utero

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(Adnkronos) – Una rarissima malformazione congenita avrebbe ucciso Carola (nome di fantasia) ancora prima di nascere. Invece, grazie a un intervento eseguito in utero dal team di Chirurgia fetale del Policlinico di Milano, la piccola è venuta alla luce. Affetta da una condizione detta sequestro polmonare in età fetale, che colpisce appena 1 nascituro ogni 10mila gravidanze, al settimo mese di gestazione Carola è stata salvata da un'operazione descritta come "straordinaria". Racconta oggi la sua storia a lieto fine l'Irccs del capoluogo lombardo, che vanta la più ampia expertise in Italia per il trattamento di questi casi. E' nell'ospedale di via Sforza che sono stati eseguiti i primi interventi in utero e negli anni la struttura ha fatto scuola formando tanti giovani professionisti che poi hanno aperto altri centri specializzati nel Paese.  Tutto comincia alcune settimane fa, quando una donna alla 28esima settimana di gravidanza è stata inviata dalla Puglia all'osservazione dell'équipe di Diagnosi prenatale e Chirurgia fetale del Policlinico di Milano. Nel centro che la seguiva nella sua regione era stata infatti evidenziata una particolare anomalia nello sviluppo di uno dei polmoni della bimba che portava in grembo. La condizione emersa agli occhi degli specialisti – riporta una nota dell'Irccs meneghino – è di un raro caso di sequestro polmonare, una malformazione congenita caratterizzata dallo sviluppo atipico di una porzione di un polmone o di entrambi, dovuta all'irrorazione da parte di un vaso anomalo proveniente dall'aorta discendente del feto. Questo accrescimento irregolare ostacola il corretto collegamento con le altre parti dell'apparato respiratorio: l'altro polmone e gli organi circostanti risultano infatti compressi dal crescente volume della neoformazione benigna, in un processo che per di più toglie sangue al resto del feto fino alla manifestazione di segni di scompenso cardiaco e circolatorio. La fatica a livello cardiaco è il principale fattore di rischio di morte intrauterina. I medici milanesi non hanno dubbi: la neoformazione cresce troppo rapidamente, causando un accumulo di liquido a livello pleurico e peritoneale. Non è possibile attendere la fine della gestazione, bisogna intervenire chirurgicamente in utero e 'spegnere' il canale di irroramento vascolare prima del termine della gravidanza. Così nel giro di pochissimi giorni Carola è stata operata nel pancione della mamma per bloccare il flusso di sangue che va al sequestro polmonare. Tecnicamente il chirurgo esegue una procedura sotto guida ecografica che prevede l'introduzione in utero, attraverso l'addome materno fino al feto, di un laser tramite ago sottilissimo il quale brucia il vaso responsabile. La tecnica è mini-invasiva: la mamma viene sottoposta all'intervento della durata di circa 30 minuti in anestesia locale, mentre al feto sono somministrati farmaci anestetici attraverso un'iniezione intramuscolare alla coscia, essendo estremamente importante che resti immobile e lo staff chirurgico possa procedere in sicurezza. Cruciale il coordinamento tra chirurghi, anestesisti e personale di sala, così come il contatto con i neonatologi in caso di possibilità di parto. "L'esito positivo dell'intervento ha permesso a questa mamma di proseguire il resto della gravidanza a casa: la massa benigna, come previsto, è andata riassorbendosi spontaneamente nel corso delle settimane e il parto è avvenuto con taglio cesareo alla 36esima settimana in quanto la piccola si trovava in posizione podalica", riferiscono i sanitari. (segue) 
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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