(Adnkronos) – “Con lei anche i vostri figli possono andare in carcere”. È la scritta pubblicata sui social dalla pagina “Deputati Pd”, sovrapposta a una fotografia della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una frase pesante, studiata per colpire i genitori e contestare la riforma della giustizia minorile approvata dal Consiglio dei ministri. Un'immagine che, a quanto risulta all'Adnkronos, sta facendo discutere molto nelle chat dei parlamentari e dei funzionari Pd, e c'è chi mette in discussione la correttezza di questa linea comunicativa. Il gruppo dem alla Camera contesta al governo l’inversione del criterio previsto per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Oggi, in base all’articolo 98 del Codice penale, il minore è imputabile quando il giudice accerta che al momento del fatto possedeva la capacità di intendere e di volere; la pena viene comunque diminuita. Il disegno di legge approvato dal governo introduce invece una presunzione relativa di tale capacità, lasciando la possibilità di dimostrare il contrario nel corso del procedimento. La card è corredata dalle dichiarazioni di Debora Serracchiani, Matteo Mauri e Michela Di Biase, secondo cui la norma indebolisce la specificità educativa della giustizia minorile e sposta il sistema verso una risposta più repressiva. A livello fattuale, non è il governo Meloni a introdurre la possibilità che un ragazzo finisca in carcere: i minorenni che hanno compiuto 14 anni possono già essere considerati penalmente responsabili e condannati, qualora ne venga accertata la capacità di intendere e di volere. Inoltre, quello approvato il 23 luglio dal Consiglio dei ministri è un disegno di legge: dovrà essere esaminato e votato dal Parlamento prima di poter entrare in vigore. Seguendo la modalità di comunicazione social, la frase “Anche i vostri figli” è un dispositivo emotivo: avvicina il carcere a ogni famiglia, cancella il presupposto della commissione di un reato e presenta la presidente del Consiglio quasi come una minaccia diretta per i ragazzi. I deputati democratici accusano il governo di utilizzare l’etichetta “anti-maranza” per fare propaganda securitaria, ma rispondono con una comunicazione altrettanto semplificata e aggressiva.
La reazione degli utenti: oltre 21mila commenti
La campagna sembra inoltre avere prodotto un effetto opposto a quello cercato. Sotto il post si contano già oltre 21mila commenti e quelli che hanno raccolto migliaia di “mi piace” sono in larga parte fortemente critici verso il Pd. “Con il Pd al governo non va in carcere nessuno. È questo il vero problema”, scrive un utente. Altri replicano che un figlio “se fa qualcosa per cui merita il carcere ci andrà”, oppure che “i figli perbene non avranno nulla da temere”. C’è anche chi rivendica di avere votato a lungo per i democratici, ma accusa ora il partito di avere “perso il senso della ragione”, e chi lamenta una politica “sempre pronta a criticare” ma incapace di avanzare proposte utili. Non mancano interventi dai toni aggressivi, con insulti al partito e richieste di responsabilizzare anche le famiglie. Pur senza rappresentare necessariamente l’intera opinione pubblica, la quantità e l’orientamento delle reazioni mostrano quanto lo slogan abbia urtato una parte significativa degli stessi utenti raggiunti dalla pagina.
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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