(Adnkronos) – Il Tribunale di Milano ha accolto l'azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri dell'associazione Algopolio nei confronti di Google LLC, Google Ireland Limited e Google Italy S.r.l., intervenendo sulle modalità con cui il motore di ricerca gestisce le richieste di deindicizzazione presentate dagli utenti nell'ambito degli articoli 17 e 21 del Regolamento generale sulla protezione dei dati, il GDPR.
Il provvedimento impone a Google di modificare entro il 15 novembre 2026 le procedure utilizzate per l'esercizio del diritto all'oblio. In particolare, gli utenti dovranno poter allegare documentazione a sostegno delle proprie richieste, mentre le risposte della società dovranno rendere immediatamente comprensibili le ragioni di un eventuale diniego. In caso di mancato adeguamento entro il termine stabilito, è prevista una penale di 20 mila euro per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione dell'ordine. La decisione interviene quindi non sull'esistenza del diritto all'oblio, già riconosciuto dalla normativa europea, ma sulla sua concreta esercitabilità attraverso gli strumenti messi a disposizione dal motore di ricerca. Il nodo riguarda in particolare la possibilità per l'interessato di rappresentare compiutamente il proprio caso e ricevere una valutazione individualizzata della richiesta.
Il Tribunale non ha invece accolto la richiesta di estendere automaticamente la deindicizzazione, una volta riconosciuta per una determinata pagina web, a tutti gli altri URL presenti online contenenti la medesima informazione. La valutazione resta quindi legata alle singole richieste e ai singoli contenuti. L'azione collettiva era stata promossa alla fine del 2025 da alcuni membri di Algopolio e da altri cittadini, assistiti dagli avvocati Francesco Dagnino e Silvia Cossu dello studio Lexia e Barbara Randazzo e Ruggero Rudoni dello studio Oralex.
In merito all'impatto della decisione, il presidente di Algopolio e primo ricorrente Vincenzo Morabito ha dichiarato: "La nostra battaglia è sempre stata prima di tutto una battaglia per l’effettività dei diritti fondamentali. Un diritto esiste realmente solo se una persona è messa nelle condizioni di esercitarlo. Il punto è intervenire su un meccanismo che incide concretamente sulla vita delle persone e sulla possibilità di difendere la propria reputazione e dignità". Secondo Morabito, la decisione interviene proprio sul funzionamento di quel meccanismo: "Chi si rivolge a Google dovrà poter rappresentare pienamente il proprio caso, produrre la documentazione necessaria e comprendere le ragioni di un eventuale diniego". Il provvedimento assume rilievo anche sotto il profilo della giurisdizione italiana nei confronti delle società tecnologiche con sede all'estero. L'avvocato Barbara Randazzo ha osservato che la decisione è di interesse «sotto un duplice profilo». Sul piano processuale, secondo Randazzo, chiarisce le questioni relative al radicamento della giurisdizione italiana per azioni collettive promosse contro i grandi operatori del web; sul piano sostanziale, il Tribunale interpreta la normativa europea alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, richiedendo procedure individualizzate a tutela del diritto all'oblio. L'avvocato Silvia Cossu ha sottolineato a sua volta il valore dell'accertamento della giurisdizione italiana e dell'ordine rivolto anche a Google LLC, ritenendo la decisione un rafforzamento delle possibilità di tutela degli utenti.
Google ha annunciato che presenterà appello. La società si è detta in disaccordo con la decisione del Tribunale di Milano e ha sostenuto di avere investito in team dedicati all'esame delle singole richieste, con l'obiettivo di bilanciare il diritto alla privacy degli interessati con il diritto all'informazione della collettività. Secondo Google, il processo di revisione adottato sarebbe rigoroso, conforme alla normativa ed equo. Il caso potrebbe quindi proseguire nei successivi gradi di giudizio. Nel frattempo, salvo modifiche o sospensioni del provvedimento, il termine indicato dal Tribunale per l'adeguamento delle procedure resta fissato al 15 novembre 2026.
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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