Pisogne, Brescia – Un flash mob di protesta ha animato ieri pomeriggio, mercoledì 22 luglio alle ore 18:30, l’area di Nistoi a Pisogne, sulla sponda bresciana del Lago d’Iseo. Legambiente Basso Sebino, insieme a numerosi cittadini, ha manifestato davanti all’ex prato scout per opporsi al progetto di un’area camper, ritenuto incompatibile con il grande valore naturale e il rischio idrogeologico della zona. L’iniziativa è stata promossa per difendere Nistoi, un’area che per decenni è rimasta intatta grazie a vincoli ambientali e idrogeologici. La zona è infatti soggetta al rischio di esondazione del fiume Oglio e del lago stesso, e gode di ulteriore tutela grazie a un vincolo paesaggistico. Passata al Comune, l’area è stata finora utilizzata per attività compatibili con il territorio, come campo scout, addestramento della Protezione Civile e spazio pubblico per il tempo libero. La vicinanza di un canneto, di significativo valore ecologico e biodiversità, rende questo luogo un patrimonio naturale da preservare nella Valle Camonica . Per i manifestanti, la scelta di realizzare un’area camper in una zona potenzialmente allagabile ed ecologicamente fragile è inconcepibile. Una struttura di questo tipo comporterebbe consumo di suolo, trasformazioni permanenti e un impatto negativo su habitat, aree di nidificazione e la qualità paesaggistica del sito. Legambiente Basso Sebino e gli abitanti sottolineano inoltre che a poche centinaia di metri esiste già un campeggio con spazi per camper. Pertanto, non vi sarebbe alcuna necessità di sacrificare un’area rimasta integra e preziosa per un progetto ritenuto superfluo. I partecipanti al flash mob chiedono all’Amministrazione comunale di Pisogne un ripensamento del progetto. La loro proposta è di destinare Nistoi esclusivamente a verde pubblico attrezzato per lo svago e lo sport, preservandone così il carattere naturale. Viene espressa sorpresa anche per l’affidamento del progetto dell’area Camper alla società QSC tramite project financing. Legambiente evidenzia come, sebbene legalmente consentito, questo modello abbia favorito nel 90% dei casi l’interesse privato a discapito di quello pubblico, con quest’ultimo spesso gravato anche dai relativi rischi d’impresa.
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