Nel settembre del 2026 si sono ricordati i dieci anni dalla scomparsa a Gandino del campanaro Lorenzo Anesa. Di padre non gandinese, ma di Peia e detto “ol Pèa”, Lorenzo ha trasmesso un’enorme quantità di suonate che ha appreso ascoltando i fratelli Andrea e Pasquale Castelli. Fin da giovanissimo aveva manifestato una grandissima passione per il suono delle campane, girando per le chiese sussidiarie con Paolo e Quirino Torri, figli dello storico sacrista di Gandino, Battista Torri. La sua crescita musicale avvenne grazie alle collaborazioni con i campanari di Leffe: Tarcisio Beltrami, Bernardo Pezzoli e Michele Nicoli. Insieme al gruppo di Leffe, Lorenzo ha visitato moltissimi campanili in cui ha raccontato e trasmesso con le mani ciò che non diceva con le parole. Uomo schivo, molto timido, sapeva però esprimere sulla tastiera delle campane una grandissima creatività, precisione e potenza espressiva, doti davvero rare su una tastiera di 8, 10 o 12 tasti. La coscienza della ricchezza della tradizione emergeva in ogni sua nota, in ogni sua rielaborazione e dai brevi racconti che era solito fare agli ascoltatori, attratti da un silenzioso rispetto nei confronti delle imprevedibili melodie che poteva eseguire.
“Il patrimonio di Casnigo, appreso assieme al compagno di avventure campanarie Giuseppe Bonandrini detto Riva, insieme al citato patrimonio di Gandino – sottolinea Luca Fiocchi, presidente della Federazione Campanari Bergamaschi – sono stati i tesori che ha condiviso con i membri della Federazione. Oltre a ciò vanno ricordati i numerosi concerti di campanine e gli eventi di intrattenimento di piazza. Accanto al ruolo di esecutore (protagonista nella registrazione del cd L’Armonìa a cura dell’Associazione Culturale Barabàn) ricordiamo i brani composti per 12 campane per la tastiera del campanile di Palazzolo sull’Oglio: dodici bronzi che sono rimasti nella storia del patrimonio campanario, su cui ha costruito parte della propria creatività.
Unitamente alla vera e propria opera sulle campane, che tra gli anni ‘70 e la fine degli anni ‘90 eseguiva sulle poche torri disponibili, quali Zogno, Grumello de’ Zanchi, Leffe e pochi altri campanili, va ricordato il grande talento nella fabbricazione di campanìne in vetro e metallo o ottone, con cui costruiva vere e proprie strutture artistiche di grande interesse. Molti brani esercitati sul suo splendido vibrafono sono stati poi condivisi con i giovani, che hanno appreso gradualmente, con grande rispetto, un patrimonio storico plurisecolare.
La malattia, insorta in modo fulmineo tra agosto e settembre del 2016, ha messo fine a un’arte che sarebbe continuata ancora per decenni. Grande è la sua eredità, che vogliamo ricordare nelle ultime esecuzioni fatte a Barghe in Valle Sabbia, sulle campane mobili Grassmayr della ditta Festoni di Coccaglio, oltre alle melodie eseguite sul campanile di Rovetta qualche mese prima di essere ricoverato e salutarci definitivamente.
“Guardando e riguardando i video che abbiamo realizzato in questi anni – aggiunge Fiocchi – possiamo leggere la cifra artistica dell’esecutore e rielaboratore che, a dieci anni di distanza, lascia un’eredità sempre più grande da raccogliere e condividere con la comunità di Gandino e con gli eredi del suono delle campane della Val Gandino. Un autentico privilegio averlo conosciuto. Grazie, Lorenzo, per tutto quello che ci hai dato”.
📲 Ricevi gratis le notizie di Montagne & Paesi sul tuo telefonino!
Iscriviti al nostro canale WhatsApp ufficiale per restare sempre aggiornato su notizie e curiosità dalle valli.
📢 Seguici anche su Telegram!
Unisciti al canale Telegram di Montagne & Paesi per ricevere tutte le news in tempo reale.





