(Adnkronos) – "Il ruolo dei genetisti forensi è fondamentale quando il riconoscimento delle vittime di una strage, di un’esplosione o di un incendio è impossibile". Lo afferma all'Adnkronos Salute Giuseppe Novelli, genetista, rettore dell’Università di Roma Tor Vergata dal 2013 al 2019 e oggi membro del Cnbbsv (Comitato nazionale per le biotecnologie, la biosicurezza e le scienze della vita), organismo che supporta il Governo nell’elaborazione di indirizzi scientifici e di sicurezza. Un esempio recente è quanto accaduto la notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. "Ma l’importanza del nostro lavoro – ricorda Novelli – è emersa in modo evidente all’alba dell’11 marzo 2004, dopo l’attentato alla stazione di Atocha a Madrid". In quella mattina, dieci bombe esplosero su quattro treni gremiti di pendolari: morirono 193 persone di 17 nazionalità diverse e i feriti furono 1.856. "Fu la prima volta – spiega – che si parlò di applicazione massiva, su larga scala, del Dna a fini identificativi. Da allora è diventato chiaro quanto sia cruciale il ruolo del genetista, capace di restituire un’identità a corpi gravemente mutilati e di ricondurli alle loro famiglie". I genetisti forensi tornarono a essere centrali anche dopo il disastro di Fukushima, l'11 marzo del 2011, quando un terremoto e il successivo tsunami causarono oltre 20mila morti e dispersi."Dare un nome e un cognome a un corpo irriconoscibile è un lavoro straordinario – sottolinea Novelli – Io stesso ho identificato alcune vittime dell'eccidio delle Fosse Ardeatine: prima dell’analisi del Dna, sulle loro tombe c’era solo la stella di David". Il Dna, precisa l’esperto, "è uno strumento potentissimo, ma va sempre contestualizzato. Bisogna stabilire la provenienza del campione biologico – sangue, capelli, saliva, sperma – e l’analisi biostatistica deve essere condotta da genetisti con competenze specifiche". Fondamentale anche il ruolo dei laboratori, che devono essere accreditati e qualificati. "Il test è ormai standardizzato e svolto da macchine, ma servono professionisti in grado di interpretare correttamente i dati". È così che si arriva al riconoscimento attraverso i legami di parentela, come nel caso delle giovani vittime di Crans-Montana: "Il Dna dei genitori, prelevato dalla saliva, viene confrontato con il materiale biologico delle vittime non identificate", conclude Novelli.
—salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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