A più di un anno dall’avvio, “Geografie Solidali” – il progetto di rete nato per affrontare in modo diffuso e capillare la grave marginalità adulta in provincia di Bergamo – restituisce la fotografia di un sistema territoriale in progressivo consolidamento. Un percorso che mette al centro un approccio sistemico e multidimensionale, capace di collegare strada, servizi diurni, accoglienza notturna, abitare, diritti e relazioni di comunità, attraverso una governance condivisa tra Terzo Settore e istituzioni.
Il progetto è promosso da Fondazione Diakonia (strumento operativo di Caritas Diocesana Bergamasca e capofila dell’iniziativa) e nasce dalla coprogettazione attivata dalla Fondazione della Comunità Bergamasca, coinvolgendo Ambiti territoriali, cooperative sociali, associazioni locali e una rete ampia di enti del Terzo Settore.
Un investimento da 525 mila euro per una risposta diffusa tra città e provincia
La coprogettazione, avviata a febbraio 2025 e finanziata con un bando dedicato da luglio 2025, ha agito lungo l’intera filiera dei servizi: dall’intercettazione in strada all’accoglienza notturna, dai servizi diurni alla presa in carico sociale e amministrativa, con l’obiettivo di ridurre frammentazioni e discontinuità.
Con un investimento complessivo di 525 mila euro, “Geografie Solidali” ha rafforzato – già nella prima fase operativa (settembre-dicembre 2025) – una rete di servizi articolata su tre distretti provinciali: Bergamo Est, Bergamo Papa Giovanni e Bergamo Ovest, costruendo risposte più stabili, accessibili e territorialmente diffuse.
Oltre metà delle risorse è stata destinata a interventi a bassa soglia e servizi residenziali (dormitori, spazi di accoglienza, inserimenti abitativi); la quota restante ha sostenuto interventi territoriali e il lavoro di équipe educative stabili, in integrazione tra pubblico e privato sociale.
Un sistema in azione: i numeri (settembre–dicembre 2025)
Dalla strada ai servizi: intercettazione e presìdi diurni
Nel periodo considerato le Unità di Strada, promosse e coordinate dalla Fondazione don Fausto Resmini, hanno intercettato 50 persone, spesso costituendo il primo contatto con il sistema dei servizi.
A Bergamo, i presìdi diurni del Galgario hanno rappresentato un riferimento fondamentale per bisogni primari, orientamento e aggancio:
Punto Sosta (accoglienza uomini): 462 persone per 6.122 accessi
Spazio Irene (con le donne e per le donne): 68 donne per 287 accessi
Armadio Galgario (beni e vestiario): 153 persone per 201 accessi
Servizi che non si limitano a rispondere a casa, cibo e vestiario, ma permettono continuità di relazione, osservazione delle fragilità e accompagnamento verso percorsi più strutturati.
Accoglienza notturna e abitare: continuità e stabilità
L’accoglienza notturna per persone senza dimora è stata uno dei pilastri del progetto:
Dormitorio Galgario (Bergamo): 264 persone per 5.904 notti
Patronato di Sorisole: 25 persone per 2.270 notti
Infermeria: 12 persone per 1.174 notti
Per l’accoglienza femminile:
Dormitorio femminile Palazzolo (Bergamo): 20 donne per 940 notti
“Il Mantello” (Torre Boldone): 7 donne in accoglienza residenziale (circa 500 notti) + 3 in percorsi di housing
Numeri che evidenziano una risposta ampia e articolata, orientata a prevenire la cronicizzazione della marginalità.
Prossimità nei territori: spazi ad alta intensità relazionale
Elemento qualificante del progetto è lo sviluppo di spazi non residenziali ma stabili e riconoscibili, pensati per intercettare e accompagnare le persone nei diversi ambiti provinciali. Presìdi “di comunità” che uniscono accoglienza informale, ascolto, orientamento e costruzione di fiducia, creando continuità tra strada, servizi sociali e territorio.
Bergamo Est
Ambito di Grumello: 25 persone in carico; 9 frequentano “Pit Stop” di Cividino Quintano (Castelli Calepio)
Basso Sebino: 15 persone in carico; 7 intercettate dalle Unità di Strada
Seriate: 17 persone in carico; 10 frequentano “Pit Stop” di Seriate (2 giorni a settimana)
Valle Cavallina: 35 persone in carico; potenziato “Pit Stop” serale a Trescore (15 persone a settimana); previsto un nuovo spazio diurno femminile
Alto Sebino: convenzione per un nuovo centro diurno a Lovere (operativo in primavera)
Ambito di Clusone: 5 persone in carico; da marzo 2026 attivo un nuovo servizio diurno
Bassa e Media Valle Seriana: 67 persone in carico; previsto potenziamento équipe e avvio nuovo servizio diurno
Bergamo Papa Giovanni (Valle Brembana e Valle Imagna)
Dal 9 gennaio 2026 a Villa d’Almè è attivo un nuovo “Pit Stop” (venerdì 15–18), in fase di avvio ma con una presenza associativa già significativa.
Bergamo Ovest
Treviglio: “Porta Aperta” coinvolge 23 persone (colazione, attività culturali e confronto)
Romano di Lombardia e Isola Bergamasca: ricognizione con servizi sociali e attori informali per far emergere fragilità non intercettate
Stezzano: previsto avvio di un nuovo servizio diurno (uomini e donne)
Le novità: peer education e mediazione culturale
Tra gli elementi più innovativi, l’avvio di un intervento di peer education nell’area della stazione autolinee di Bergamo, zona segnata da dinamiche di esclusione e conflitto. Tre peer educator (Marocco, Senegal, Italia) stanno contribuendo a costruire relazioni autentiche e a trasformare l’approccio assistenzialista in accompagnamento basato su ascolto, fiducia e autodeterminazione.
A gennaio 2026 è partita la formazione e la somministrazione di un questionario di valutazione; la raccolta dati è in corso e i risultati sono attesi per marzo 2026.
Parallelamente, è stato avviato un lavoro strutturato sulla mediazione interculturale, con l’obiettivo di garantire la presenza di almeno tre mediatori per gruppi linguistici principali e definire modalità operative condivise tra strada e servizi.
Residenza anagrafica: verso prassi condivise
Il tema della residenza anagrafica è stato affrontato come leva decisiva per l’accesso ai diritti. Il progetto ha attivato una consulenza legale specializzata, predisposto un vademecum operativo e progettato percorsi formativi per Ambiti territoriali, uffici anagrafe e tecnici dei servizi sociali.
Il confronto ha evidenziato prassi disomogenee, ma anche segnali di cambiamento: in alcuni territori si sta rafforzando l’utilizzo della residenza fittizia, strumento che permette alle persone senza dimora di accedere ai diritti fondamentali pur in assenza di un’abitazione stabile.
La fase 2 nel 2026: continuità e rilancio
La seconda fase (febbraio–agosto 2026) punta a:
garantire continuità a Unità di Strada, servizi diurni e notturni
potenziare gli spazi di prossimità con cinque nuovi presìdi a Stezzano, Lovere, Clusone, Bassa e Media Valle Seriana e Valle Cavallina (quest’ultimo dedicato alle donne)
rafforzare la filiera tra strada, diurno, notturno e abitare (housing dedicato e interventi domiciliari a bassissima soglia)
avviare mediazione interculturale (tre specialisti) e rafforzare la peer education
consolidare il lavoro sulla residenza anagrafica con consulenze su casi specifici e formazione coordinata dal gruppo provinciale
Le dichiarazioni
Osvaldo Ranica, presidente della Fondazione della Comunità Bergamasca, sottolinea come “Geografie Solidali” rappresenti in modo emblematico il senso della coprogettazione: affrontare la grave marginalità come fenomeno complesso e multidimensionale, costruendo risposte durature grazie a una governance condivisa tra istituzioni, Terzo Settore e territori.
Don Roberto Trussardi, direttore Caritas Bergamo, evidenzia che la grave marginalità non si affronta con interventi emergenziali o frammentati, ma con una responsabilità stabile e territoriale: dietro ogni accesso e ogni notte garantita ci sono relazioni costruite, fiducia, ascolto e diritti. Centrale anche la scelta della prossimità, portando presìdi e competenze fuori dal capoluogo, e la sperimentazione di peer education e mediazione culturale per passare dal “parlare sulle persone” al “parlare con le persone”.
Marcella Messina, presidente del Collegio dei Sindaci ATS e assessora del Comune di Bergamo, rimarca che la solidità e diffusione della rete – e l’integrazione tra sociale e sanitario – sono la principale leva di impatto del progetto, rendendo gli interventi più stabili, accessibili e radicati nei contesti di vita.
“Geografie Solidali” si conferma così un laboratorio di corresponsabilità territoriale: un’alleanza ampia e strutturata che lavora per rendere la marginalità meno invisibile e le risposte più integrate, vicine e sostenibili nel tempo.
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