(Adnkronos) – L’intelligenza artificiale entra in televisione non soltanto come argomento da raccontare, ma come parte del programma. Si chiama Ipazia ed è la nuova Ai sviluppata per “Codice”, la trasmissione di Rai 1 condotta da Barbara Carfagna, dedicata alle trasformazioni tecnologiche, scientifiche e sociali e arrivata quest’anno alla decima edizione. Ipazia può essere interrogata in diretta, reagire agli interlocutori e costruire le proprie risposte nel corso della conversazione. Può anche dialogare con gli ospiti e porre loro domande, senza che lo scambio debba essere necessariamente scritto e preparato in anticipo. L’Ai diventa così, almeno in parte, un nuovo interlocutore del racconto televisivo. (GUARDA IL VIDEO) Dietro l’avatar c’è però qualcosa di più articolato di un normale chatbot. Il sistema nasce infatti come una Rag, Retrieval-Augmented Generation, una tecnologia che combina modelli di intelligenza artificiale con una base documentale organizzata dalla quale recuperare le informazioni rilevanti prima di formulare una risposta. Ed è proprio qui che l’esperimento di “Codice” apre la prospettiva più interessante. In dieci edizioni il programma ha accumulato un archivio composto da centinaia di interviste, reportage, analisi, immagini e incontri con scienziati, imprenditori, ricercatori e protagonisti dell’innovazione. Un patrimonio editoriale che, attraverso l’intelligenza artificiale, potrebbe diventare non soltanto consultabile ma direttamente interrogabile. Lo spettatore potrebbe quindi non limitarsi più a cercare e rivedere una vecchia puntata, ma porre una domanda all’archivio: recuperare ciò che negli anni è stato detto su un determinato tema, approfondire una tecnologia o ricostruire attraverso le testimonianze raccolte dal programma l’evoluzione di un fenomeno. Il progetto potrebbe inoltre uscire dallo studio televisivo. Tra le ipotesi c’è infatti l’inserimento di Ipazia nella pagina di “Codice” su RaiPlay, dove gli utenti potrebbero interagire direttamente con l’intelligenza artificiale, approfondire gli argomenti affrontati nelle dieci edizioni e continuare l’esperienza del programma anche dopo la messa in onda. È un passaggio che prova a modificare il rapporto tradizionale tra televisione, pubblico e archivio. Il programma non terminerebbe più necessariamente con i titoli di coda: i contenuti prodotti negli anni diventerebbero una base di conoscenza con cui lo spettatore può entrare in relazione. Con Ipazia, insomma, “Codice” prova a portare l’intelligenza artificiale dentro il linguaggio e il processo editoriale della televisione, sperimentando una possibile nuova vita digitale per un archivio televisivo costruito in dieci anni di trasmissioni.
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