(Adnkronos) – “Suo figlio ha una patologia? Allora non può accedere al post scuola”. È quanto sarebbe stato comunicato a una famiglia del Comune di Treviglio. A denunciare l’episodio all’AdnKronos è Matilde Tura, consigliera comunale di Treviglio in quota Pd, che racconta il proprio sconcerto di fronte a una decisione che definisce “inaccettabile e discriminatoria”. “All’inizio pensavo si trattasse di un malinteso, qualcosa che si potesse chiarire facilmente”, spiega. “Poi ho letto io stessa quelle parole. Da madre e da medico ho sentito una stretta alla gola, una fitta difficile da descrivere”. Al centro della vicenda c’è l’esclusione di un bambino di tre anni dal servizio di post scuola perché affetto da una patologia che potrebbe richiedere la somministrazione di un farmaco salvavita in caso di emergenza. La società partecipata del Comune di Treviglio che gestisce il servizio, Ygea srl – sempre stando a quanto raccontato dalla consigliera comunale – avrebbe infatti dichiarato di non potersi assumere la responsabilità della somministrazione del farmaco. “È davvero accettabile che un servizio fondamentale per molte famiglie neghi l’accesso a un bambino solo per la sua condizione di salute?”, si chiede Tura. “Soprattutto – prosegue – quando esiste un Protocollo regionale per la somministrazione dei farmaci a scuola, condiviso con Ats, che prevede esplicitamente la possibilità di somministrare farmaci di emergenza per specifiche patologie – come asma, allergie gravi, diabete di tipo 1, epilessia – anche in contesti educativi, senza richiedere competenze sanitarie al personale”. Il Protocollo, sottolinea la consigliera, stabilisce inoltre che in presenza di criticità organizzative debbano essere coinvolti Asst ed ente locale, proprio per individuare soluzioni adeguate. “L’esclusione dal servizio non è mai contemplata come opzione”, rimarca. “Qui invece si è scelta la strada più semplice. E anche la più ingiusta”, accusa. “Mi domando: se si presentasse una famiglia con un bambino asmatico, diabetico o con epilessia, quale sarebbe la risposta? Davvero un servizio pubblico, peraltro gestito da una società del Comune e nato per sostenere le famiglie, può trasformarsi in uno strumento di esclusione? ”Tura pone quindi una serie di interrogativi diretti all’amministrazione comunale e a Ygea: quali iniziative sono state intraprese per garantire l’inclusione? Quali percorsi organizzativi sono stati attivati per rispettare i principi del Protocollo regionale e il diritto all’accesso ai servizi educativi? “Penso al dolore e allo smarrimento dei genitori di questo bambino leggendo quelle righe”, conclude. “Sono parole incredibili, che indignano. Nel mio ruolo di consigliera comunale chiedo risposte chiare. Ma soprattutto soluzioni diverse, perché tutti i bambini e le loro famiglie possano sentirsi accolti, supportati e rispettati nei loro diritti”. La società, raggiunta al telefono dall'AdnKronos, per ora non commenta. (di Andrea Persili e Marco Cherubini)
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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