Una serata di immagini, emozioni e amicizia quella che ha visto protagonisti alla Conviviale del Panathlon Club Vallecamonica lo scalatore Valerio Annovazzi e il dott. Luigi Piatti intervistati dalla giornalista Gio Moscardi. Due persone che si sono incontrate, casualmente, 25 anni fa, e che hanno poi vissuto una sincera e vera amicizia che raccontano in diverse occasioni quando si parla di montagna e medicina. Sì perché il loro primo incontro avviene in ospedale dove Annovazzi viene ricoverato nel 2002 per un infarto e da qui nasce la sua passione per la montagna che lo porterà a scalare, senza ossigeno, come sottolineato più volte, gradualmente i 6.000 metri, i 7.000 e poi ben cinque 8.000. Dopo la presentazione degli ospiti da parte del presidente Bonino, una video intervista di una ventina di minuti ha introdotto le domande della giornalista ai due ospiti. Il dottor Piatti ha raccontato il primo incontro in ospedale e il seguito del ‘paziente’ Annovazzi: ‘ho ammirato in lui la forza di volontà, la capacità di soffrire mentre il mio compito è sempre stato quello di evitare complicazioni a Valerio ma spesso venivo messo al corrente delle sue imprese a cose avvenute, io dovevo trattare il paziente nella fase medica, accompagnarlo e poi fare il punto della situazione. Valerio è stato umile con se stesso, ha fatto un passo alla volta e oggi, a distanza di 25 anni dal primo infarto è un vero alpinista con un’esperienza davvero importante delle montagne più alte del mondo’. A Valerio Annovazzi è stato poi chiesto perché ha deciso di dedicarsi al movimento, alla montagna, alle altitudini. ‘Prima ero più che statico poi, dopo l’infarto, ho cominciato a camminare, poi è diventata quasi una droga e un passo alla volta sono riuscito a salire sugli 8.000; sono stato anche fortunato perché il mio metabolismo mi permette di acclimatarmi subito all’altitudine’. Non ha mai avuto paura d non portare a casa la pelle? ‘Beh ogni tanto ci pensi ma passa subito, in montagna va fatto un passettino alla volta, magari ogni tanto ti manca il fiato ma poi si va avanti’. Il dott. Piatti ha poi aggiunto che ‘chi è stato scottato dalla malattia è un po’ più prudente, più umile nel muoversi, l’importante è fare le cose con gradualità e soprattutto ognuno di noi deve imparare a conoscersi’. Il socio Roberto Gheza ha poi sottolineato l’importanza dell’attività fisica soprattutto nell’ambiente montano per la sua salubrità e il collega dott. Piatti ha confermato i maggiori stimoli della montagna anche a livello di ossigenazione del sangue anche perché ‘si vive gran parte della vita in ambienti pesantemente inquinati e teniamo conto che in Italia si è scoperto il valore dell’attività fisica solo negli ultimi decenni’. L’alpinista Annovazzi ha poi aggiunto ‘il mio sogno è rimasto il K2 ma tenete conto che io ho fatto il mio primo 8.000 a 54 anni quando gli altri alpinisti concludevano la loro carriera; forse se partivo prima avrei anche scalato il K2’. Le domande dei soci hanno poi riguardato il rapporto tra Covid e malori e il dott. Piatti ha risposto che ‘i malori anche tra i giovani ci sono sempre stati’, e la possibilità di prevenire l’infarto ‘non esistono screening cardiologici, l’unica prevenzione è lo stile di vita, l’alimentazione, il non fumare, il controllo della pressione, del colesterolo, del diabete’. Ad Annovazzi è stato chiesto se è stato più forte il dolore, in occasione della perdita delle dita di una mano per assideramento ‘all’inizio non senti il dolore, quando scendi a quote basse il sangue si mette in circolo è lì senti davvero il dolore, ho subito 4 operazioni e la sofferenza è stata tanta ma questo non mi toglie la soddisfazione dei miei cinque 8.000 metri’. La Conviviale si è poi conclusa con la consegna del gagliardetto e della spilla del Club ai tre ospiti con il libro del socio di Ausilio Priuli sulle incisioni rupestri.
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