Atteso da tempo, comincia, finalmente, a prendere forma il nuovo CRASE della Provincia di Brescia. La sede individuata è attigua al Comando della Polizia Provinciale, in via Romiglia a Brescia, dove questa mattina è stata posata la prima pietra del nuovo Centro per il Recupero di Animali Selvatici ed Esotici. Erano presenti il presidente della Provincia, Emanuele Moraschini, il Consigliere delegato alla Polizia Provinciale e alle Politiche Ittico-Venatorie, Daniele Mannatrizio, il Comandante della Polizia Provinciale, Dario Saleri, il Dirigente dell’Area Tecnica della Provincia, Giovan Maria Mazzoli, e Fabio De marco, Direttore del Settore della Stazione Appaltante – Centrale Unica di Committenza di Area Vasta.
“Si tratta di un intervento di assoluto rilievo – evidenzia il Presidente Moraschini – per dare spazi idonei a un servizio che risulterà unico in Lombardia. Una volta reperiti i fondi, si è potuto procedere, dunque, con l’attuazione del progetto, fondamentale per dare maggior corpo all’intensa attività del Nucleo Ittico Venatorio della nostra Polizia Provinciale. L’ottica, anche in chiave futura, è quella di un investimento che agevoli il prezioso lavoro dei nostri agenti e, al tempo stesso, metta a disposizione una struttura al servizio della tutela della fauna selvatica ed esotica e, quindi, dell’ambiente, destinata a diventare un riferimento a livello regionale, per il tipo di attività, ma anche per la logistica dell’intero complesso”.
Sull’area individuata – oltre 6.000 metri quadrati – per la realizzazione del centro – oltre 6.000 metri quadrati – esistono già due piccoli edifici: il primo è un magazzino di recente costruzione, mentre il secondo, più datato, è una struttura denominata “stalla del toro”, risalente a un uso passato del sito. Nella progettazione del Crase si è pensato di riutilizzare entrambi i manufatti, aggiungendo nuovi spazi funzionali, con particolare cura anche dell’estetica basata su linee moderne e dinamiche, a cominciare dal tetto a doppia falda rovesciata dell’edificio centrale.
All’interno, gli spazi sono organizzati per garantire la massima efficienza operativa. Dall’ingresso, pensato per l’accesso sia del personale che del pubblico, si arriva a un ufficio amministrativo e a una serie di locali tecnici, tra cui una sala operatoria, una sala per la diagnostica radiologica, un laboratorio di analisi interno e un’area dedicata alla sterilizzazione e alla lavanderia. Sono previsti anche una farmacia per il deposito di farmaci e attrezzature, locali per il ricovero e la degenza degli animali, servizi igienici e spazi per il ristoro e il riposo del personale. Particolare attenzione è stata posta alla distribuzione degli ambienti, con la sala operatoria collocata al centro dell’edificio, attorno alla quale ruotano tutte le funzioni complementari, garantendo così un flusso di lavoro razionale e sicuro.
All’esterno, il progetto prevede la realizzazione di due padiglioni specificamente dedicati al ricovero di ungulati e piccoli carnivori, come i lupi, ciascuno dotato di recinti esterni per la stabulazione e la riabilitazione degli animali. Gli spazi sono stati studiati per provvedere al graduale reinserimento in natura, attraverso ambienti monitorati e protetti. Sono previste, poi, tre voliere e un tunnel di volo per i rapaci, realizzati con materiali isolanti e reti zincate, per garantire il massimo comfort e sicurezza durante il processo di recupero. I recinti esterni, costruiti con paletti in acciaio zincato e rete elettrosaldata, sono dotati di sistemi anti-scavalcamento e cancelli di accesso, per assicurare sia la sicurezza degli animali che quella degli operatori.
Gli impianti rappresentano un elemento chiave del progetto: il sistema di climatizzazione sarà basato su ventilconvettori idronici collegati alla rete di teleriscaldamento cittadino, con una gestione centralizzata e programmazione da remoto. La sala operatoria sarà dotata di un impianto di climatizzazione dedicato. L’impianto elettrico, completo di quadro generale e distribuzione separata per energia e dati, alimenterà tutte le utenze, inclusi i macchinari diagnostici e l’illuminazione, sia interna che esterna. È prevista anche l’installazione di un impianto fotovoltaico sulla copertura, con una potenza di 8,8 kWp, per contribuire alla sostenibilità energetica della struttura.
La struttura sarà completata con la realizzazione di un piazzale di accesso, parcheggi, percorsi pedonali e un sistema di illuminazione a LED. Particolare cura è stata dedicata alla progettazione degli spazi verdi e dei percorsi che collegano i vari padiglioni, garantendo un ambiente accogliente e funzionale sia per gli animali che per il personale e i visitatori.
“La progettazione compiuta dai nostri uffici, che ringrazio, – precisa il Consigliere Mannatrizio – ha tenuto conto del benessere degli animali che saranno accolti nel centro, senza trascurare particolari utili alla cura, al confort e all’attuazione di tutti i protocolli per il rilascio in natura di tutti gli animali, recuperati feriti o in difficoltà, che qui saranno seguiti. Attualmente gli esemplari presi in carico vengono trasportati ai centri di recupero di Paspardo e di Valpredina, nella Bergamasca. La nuova logistica permetterà un’ottimizzazione di intervento su tutti i fronti, alleggerendo l’attività dei due centri già attivi e consentendo una maggiore rapidità d’intervento. La “specializzazione” del recupero degli animali esotici, fa, inoltre, fronte, oltre che alla necessaria salvaguardia degli esemplari, anche ai problemi di sicurezza pubblica che potrebbero presentarsi”.
I numeri dell’attività svolta nel corso del 2025 dal Nucleo Ittico Venatorio della Polizia Provinciale per il recupero di animali feriti o in difficoltà rendono ancora meglio la necessità di un nuovo centro, moderno e altamente specializzato per le operazioni di questo tipo.
“L’impegno sul territorio, svolto da 32 agenti, – sottolinea il Comandante della Polizia Provinciale, Dario Saleri – è particolarmente ampio, comprendendo, anche la vigilanza venatoria, la gestione delle emergenze sanitarie (come la Peste Suina Agricola e la West Nile Disease) e la tutela della pubblica incolumità. Lo scorso anno abbiamo recuperato circa 2.000 animali bisognosi di cure (circa il 40% di quelli assistiti su tutto il territorio regionale), ungulati, rapaci diurni e notturni, e avifauna in difficoltà, consegnati ai CRAS di Valpredina e Paspardo. Abbiamo anche rilevato 17 incidenti causati da fauna selvatica (cervi, caprioli, daino cinghiali e lupi). Sono stati effettuati interventi tecnici per 36 casi di predazione su animali d’allevamento, dato fondamentale per la gestione della convivenza con il lupo e l’orso sul territorio bresciano”.
Il nuovo CRASE sarà a disposizione anche dell’Autorità Giudiziaria nel caso di sequestri pe detenzione illegale di animali esotici.
La spesa complessiva ammonta a poco più di 1.700.000 euro, di cui 400 mila euro messi a disposizione dalla Regione Lombardia e il rimanente erogato dalla Provincia. La conclusione dei lavori è prevista a inizio 2027.
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