Due condanne e un arresto internazionale chiudono un capitolo giudiziario di particolare rilievo per il territorio. L’8 gennaio 2026, il Tribunale di Bergamo ha condannato F.A. (classe 2003) e S.W., ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dell’incendio doloso che nella notte del 18 novembre 2024 distrusse completamente un esercizio commerciale in via Nazionale a Rogno.
Il rogo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi per l’incolumità delle persone residenti ai piani superiori dell’edificio, evitando il peggio solo grazie al tempestivo intervento di tre squadre dei Vigili del Fuoco di Darfo Boario Terme.
Le indagini e l’individuazione dei responsabili
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bergamo e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Clusone, hanno permesso di ricostruire minuziosamente l’azione criminosa attraverso l’analisi dei sistemi di videosorveglianza e le testimonianze raccolte.
Gli accertamenti hanno portato all’individuazione di tre soggetti:
F.A., autore materiale dell’incendio;
S.W., che avrebbe fornito supporto logistico;
L.D. (classe 1989), residente a Pisogne (BS), indicato come mandante, che secondo gli investigatori avrebbe ordinato e diretto l’azione dall’estero per motivi personali e legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Altri episodi violenti e minacce
Nel prosieguo delle indagini, agli imputati sono stati attribuiti anche ulteriori episodi di violenza, tra cui l’incendio di un’autovettura e il danneggiamento del portone di un’abitazione, avvenuti a Lovere l’11 e 12 gennaio 2025.
Nello stesso periodo, L.D., anche tramite i social network, avrebbe minacciato le vittime e i testimoni, nel tentativo di impedirne la collaborazione con le forze dell’ordine. L’uomo risultava inoltre già coinvolto in altri procedimenti giudiziari, tanto che il 21 febbraio 2025 era stato destinatario della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, nell’ambito di un’indagine su un sodalizio criminale dedito al traffico di stupefacenti operante tra le province di Bergamo e Brescia.
Le misure cautelari e il processo
Il 5 marzo 2025, il GIP di Bergamo aveva disposto misure cautelari personali per i tre indagati. Successivamente, il 13 maggio 2025, il Tribunale del Riesame di Brescia, accogliendo l’appello del Pubblico Ministero, aveva disposto la custodia cautelare in carcere per tutti e tre, provvedimento poi confermato dalla Corte di Cassazione.
Al processo celebrato davanti al Tribunale di Bergamo, L.D. non ha partecipato, risultando irreperibile e già rifugiato all’estero.
Le condanne
Con la sentenza dell’8 gennaio 2026, il giudice ha condannato:
S.W. a 4 anni di reclusione;
F.A. a 5 anni e 6 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare, all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e al risarcimento dei danni alle parti civili, con una provvisionale complessiva di 60.000 euro, oltre alle spese legali.
L’arresto in Tunisia
Parallelamente allo svolgimento del processo, la Procura di Bergamo ha attivato le procedure internazionali per la cattura di L.D.. Le indagini dei Carabinieri di Clusone, con il supporto della Compagnia Carabinieri di Breno, hanno consentito di localizzarlo in Tunisia, dopo precedenti spostamenti in altri Paesi.
Grazie alla collaborazione dell’INTERPOL, il 3 dicembre 2026 la Polizia di Tunisi ha arrestato l’uomo nella capitale tunisina, dando esecuzione alla “red notice” emessa nei suoi confronti. Attualmente L.D. è detenuto in carcere a Tunisi, in attesa della procedura di estradizione in Italia, dove dovrà affrontare il processo.
Si precisa che, come previsto dalla legge, nei confronti degli imputati vige la presunzione di non colpevolezza fino a eventuale condanna definitiva.
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