Sabrina Impacciatore: “Ho girato ‘The Paper’ nel panico, ogni giorno potevano sostituirmi”

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(Adnkronos) –
Un'intervista che è quasi una seduta di psicoanalisi. Sabrina Impacciatore, protagonista di 'The Paper', lo spin‑off della serie cult 'The Office', racconta senza filtri il dietro le quinte di un'esperienza, quella sui set di Los Angeles, che l'ha travolta, trasformata e, a suo dire, "terrorizzata". Impacciatore non edulcora nulla: "Questa serie l'ho girata tutta con la paura addosso", ricorda nell'intervista all'Adnkronos. "Ogni martedì avevamo 15 minuti di pausa per mangiare. Al sedicesimo minuto dovevo essere in una sala a fare il table reading (dove gli interpreti leggono insieme il copione, ndr) davanti a 150 persone. Il copione ci arrivava sul tavolo caldo di stampa. Io ero l'unica italiana, non capivo niente di quello che stesse succedendo". La paura, racconta, è diventata compagna di viaggio: "Dovevo dissimulare, non far vedere che ero nel panico. È stato terrificante". Il momento più duro arriva dopo pochi giorni di riprese: "Una settimana dopo aver girato il primo episodio, abbiamo ricevuto una mail: volevano girarlo di nuovo perché avevano deciso di mandare a casa un attore. Questo è il sistema. Se non funzioni, ti sostituiscono e ricominciano da capo". Quindi "fino all'ultimo giorno ho vissuto con il panico di essere sostituita. E l'ho messo dentro la mia Esmeralda Grand questo panico".  In 'The Paper' – disponibile dal 26 gennaio con tutti gli episodi subito disponibili in esclusiva su Sky e in streaming su Now – interpreta una caporedattrice ad interim eccentrica e manipolatrice che, dopo essere stata retrocessa, all'arrivo di un nuovo caporedattore cerca in ogni modo di sabotarlo. La sua interpretazione, lodata in tutto il mondo per carisma e tempi comici, consolida il successo internazionale dell'attrice dopo la premiata esperienza in 'The White Lotus'. Già rinnovata per una seconda stagione, 'The Paper' conserva lo spirito irriverente e il linguaggio mockumentary di 'The Office', introducendo nuovi personaggi e spostando lo sguardo sul mondo del giornalismo locale. Ambientata, infatti, in una redazione del Midwest sull'orlo della chiusura, quella del 'Toledo Truth Teller', lo show racconta dinamiche tra colleghi che molti spettatori riconosceranno come familiari, esasperate però da un humor tagliente e surreale. Tra precarietà, idealismo e lotta quotidiana contro il clickbait, la serie mette in scena il tentativo disperato – e spesso disastroso – di fare informazione di qualità senza mezzi, risorse o competenze adeguate. Protagonista con Impacciatore anche Domhnall Gleeson nei panni di Ned, il nuovo caporedattore del 'Truth Teller', con un entusiasmo contagioso per il buon vecchio giornalismo su carta. Mentre Oscar Nuñez torna nel ruolo di Oscar Martinez, creando un ponte diretto con 'The Office'. L'ex dipendente della Dunder Mifflin ha un nuovo lavoro come capo contabile del 'Truth Teller', ma per quanto ci provi, sembra proprio che non riesca a evitare le nuove stramberie dell'ufficio. Per i fan di 'The Office', la serie arriverà su Sky e Now dal 17 gennaio con tutte le sue 9 stagioni, che saranno disponibili on demand e andranno anche in onda in modalità maratona su Sky Collection. 
Nonostante la paura, Impacciatore definisce 'The Paper' un "sogno", dice con la voce spezzata dall'emozione. "Un ruolo da protagonista femminile in una serie americana così importante è una responsabilità enorme. Sostituire geni della recitazione come Steve Carell e il cast originale mi ha lasciato senza fiato". "La pressione – dice – è stata bellissima. Mi ha fatto vedere i miei limiti e mi ha spinto a crescere. È stato un viaggio dell'anima, non dell'ego. Sono grata di tutto questo". Quando le chiediamo se si sente ormai una star di Hollywood, Sabrina ride: "Allo specchio vedo la povera pazza di sempre. Ma da quando sono a Los Angeles vivo uno scollamento perché effettivamente la mia vita è cambiata e vedo come vengo considerata". Dentro sé stessa ha "un condominio che mi aiuta tantissimo, quindi ogni volta esce una diversa e interpreta quello che c'è da interpretare. Sono tutte parti del sé che l'analista sta cercando disperatamente di far dialogare. Vediamo se ci si riesce". Senza esitazioni dice: "Io penso di essere l'incarnazione del sogno americano. Questa realtà ha superato tutti i miei sogni possibili. La mia vita è amplificata, è enorme, e io cerco di espandermi per starci dentro. E chissà quanto riuscirò a crescere. Speriamo di essere all'altezza di questo sogno". E un 'italian dream' ce l'hai? "La distanza – spiega – ha moltiplicato il mio amore per l'Italia. Soffro di nostalgia". Da lontano "vedo tutti i difetti terribili del mio Paese, ma come succede con la persona che ami: li vedi, li accogli, e la ami ancora di più", conclude. (di Lucrezia Leombruni) 
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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