(Adnkronos) – Il nuovo anno scolastico si apre con una novità destinata ad alimentare il dibattito sull'educazione affettiva e sessuale nelle scuole: l'introduzione della normativa sul consenso informato. La norma prevede che le famiglie siano preventivamente informate sui contenuti e sulle modalità delle attività extracurriculari dedicate a sessualità e affettività, potendo autorizzare o meno la partecipazione degli studenti. Il tema, che continua a dividere l'opinione pubblica e i giovani italiani, si è poi ulteriormente acceso nelle ultime settimane attorno alla raccolta firme per un referendum volto a modificare la normativa in vigore, da pochi giorni concluso con il raggiungimento del quorum grazie a oltre 575.000 firme raccolte. In questo contesto si inserisce la nona edizione dell'Osservatorio 'Giovani e Sessualità' di Durex, che conferma un dato ormai consolidato: "9 giovani italiani su 10 continuano a chiedere l'introduzione dell'educazione affettiva e sessuale a scuola. Un orientamento rimasto stabile nel tempo (il dato si attestava su percentuali simili anche nel 2024 e nel 2025), ulteriormente rafforzato dalla posizione degli adulti, con l’88,7% dei genitori e il 90,7% degli insegnanti che si sono dichiarati favorevoli". L'indagine, realizzata con Skuola.net tra marzo e giugno 2026 su un campione di oltre 15.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni, "pone l’accento su un altro aspetto molto rilevante: il progressivo, e costante, abbassamento dell’età del primo approccio alla sessualità. Quasi 1 giovane su 2 (49,6%), infatti, dichiara di aver avuto il primo rapporto sessuale tra gli 11 e i 16 anni, di questi oltre 1 su 10 (11,1%) afferma di averlo avuto prima dei 13 anni (un dato quasi quadruplicato rispetto al 2019, quando si attestava al 3,1%) – si legge nell'indagine – A questa sempre più marcata precocità si accompagnano comportamenti che espongono i giovani a maggiori rischi, primariamente per la salute. Il 32,1% non ha utilizzato il preservativo durante il primo rapporto sessuale, una quota che sale al 69,8% tra gli 11 e i 13 anni. Solo il 45,6% afferma, invece, di utilizzare sempre il preservativo (in netto calo – nel 2019 era il 56,7%), mentre il 66,1% ha fatto ricorso almeno una volta al coito interrotto (+11,6% dal 2018 e +6% dal 2025)". Ad aggravare la situazione, è anche la mancanza di riferimenti educativi autorevoli. "Oltre la metà dei giovani (55,1%) cerca informazioni su sesso e contraccezione principalmente online, spesso per evitare l'imbarazzo del dialogo (37%). Solo il 7,8% si rivolge a genitori o adulti di riferimento, mentre quasi 1 giovane su 10 (9,3%) dichiara di non chiedere informazioni a nessuno. Il dialogo familiare continua, infatti, a rappresentare un elemento di forte imbarazzo: il 45,9% dei ragazzi non ha mai parlato di sessualità in famiglia, con il disagio a rappresentare – ancora oggi – il principale ostacolo (42,7%)". Il ruolo della scuola e dei percorsi educativi strutturati. "Nonostante il 44,3% degli intervistati confessi di non aver mai affrontato questi temi a scuola (e tra chi lo ha fatto solo il 21% ha giudicato gli incontri effettuati realmente utili), la scuola continua a essere percepita come uno spazio educativo fondamentale – prosegue il report – Non sorprende, pertanto, che il 90,3% dei giovani continui a chiedere, con costanza nel tempo, l’attivazione di percorsi di educazione affettiva e sessuale a scuola, che per il 64,6% dovrebbero addirittura essere obbligatori. Inoltre, il 72,4% ritiene che a occuparsene non debbano essere gli insegnati ma medici, psicologi ed esperti qualificati, prediligendo modalità partecipative come gruppi di discussione e confronti in classe (30,2%). Una richiesta, e questo oggi non può più stupire, che viene condivisa anche dagli adulti: "il 90,7% degli insegnanti intervistati si è infatti detto favorevole all'introduzione dell'educazione affettiva e sessuale a scuola, con il 47,2% che ritiene dovrebbe iniziare già dalla scuola secondaria di primo grado; situazione simile per i genitori, con l'88,7% favorevole e con il 57% che la vorrebbe presente già alle medie". "I risultati dell'Osservatorio confermano quanto sia importante ascoltare la voce dei giovani e rispondere alle loro necessità educative con azioni concrete – sottolinea Laura Savarese, direttrice Affari regolatori e relazioni esterne di Reckitt Benckiser Healthcare (Italia) Spa – Per un supporto efficiente alla loro crescita è fondamentale agire di sistema, prendendo come riferimento le linee guida dell’Oms in materia di educazione all’affettività e alla sessualità, ascoltando con attenzione tutte le parti coinvolte e gli esperti, per poter sviluppare proposte formative strutturate, affidate a professionisti qualificati, capaci di ascoltare e coinvolgere positivamente studenti e famiglie". "I dati continuano a restituirci l'immagine di una generazione che cresce in un contesto profondamente diverso rispetto al passato. Bambini e adolescenti entrano sempre prima in contatto con contenuti, modelli e stimoli legati all'affettività e alla sessualità, soprattutto attraverso il digitale e i social media, ma questo anticipo delle esperienze e delle esposizioni non è sempre accompagnato da un'adeguata crescita delle competenze emotive e relazionali – evidenzia Filippo Nimbi, psicologo e sessuologo clinico, professore associato di Psicologia clinica presso l’università eCampus e presidente Eletto della European Federation of Sexology – Colpisce quanto sia forte e trasversale la richiesta che arriva direttamente dai giovani: poter contare su spazi sicuri di ascolto e confronto, in famiglia, a scuola e nei contesti educativi. Non chiedono solo informazioni dal punto di vista biologico o sanitario, ma strumenti per comprendere il consenso, le relazioni, il rispetto reciproco, la gestione delle emozioni e dei rischi legati all'universo digitale. In un momento storico in cui il tema dell'educazione affettiva e sessuale è al centro del dibattito pubblico, questi dati ci ricordano che investire sulla formazione non significa incoraggiare comportamenti precoci, ma offrire ai ragazzi gli strumenti necessari per compiere scelte più consapevoli, sicure e rispettose di sé e degli altri". L'Osservatorio evidenzia inoltre gli effetti positivi dei percorsi di educazione affettiva e sessuale. "Rispetto a chi non vi ha partecipato, gli studenti coinvolti mostrano comportamenti più consapevoli: registrano una minore incidenza di rapporti completamente non protetti (14,5% contro 18,5%), si sentono più sicuri nel chiedere al partner di utilizzare il preservativo (82,5% contro 73,2%) e dichiarano meno frequentemente di non sapere come usarlo correttamente (7,2% contro 12,6%). In questo contesto – ricorda la nota – Durex rinnova il proprio impegno con 'A Luci Accese', il programma di educazione affettiva e sessuale attivo a Milano dal 2023. Nato per le scuole secondarie di secondo grado, il progetto è stato esteso nel 2025 anche alle scuole secondarie di primo grado con un percorso ad hoc sviluppato sotto la supervisione di un Responsabile Scientifico esterno, che ne definisce in piena autonomia contenuti e metodologie, garantendone solidità e rigore scientifico. In tre anni il progetto ha coinvolto 60 scuole, 623 classi e circa 18.825 studenti, affermandosi come una risposta concreta a un bisogno educativo sempre più riconosciuto da giovani, famiglie e scuole". Coerentemente con il percorso di evoluzione del progetto e con la continua collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, nell’anno scolastico 2026-2027, 'A Luci Accese' si concentrerà esclusivamente sulle scuole secondarie di primo grado di Milano, con l'obiettivo di supportare ragazze e ragazzi in una fase cruciale del loro percorso di crescita psicoemotivo. L’iniziativa sarà proposta agli istituti che sceglieranno di aderire volontariamente e sarà sviluppata nel pieno rispetto dell’attuale quadro normativo.
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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