Un viaggio alla scoperta delle terre alte della ValSeriana, ma anche delle storie di chi ha deciso di scommettere con sostenibile convinzione su territorio unico e inimitabile. Va in onda lunedì 1 dicembre alle 16.25 su Rai Tre, nell’ambito della trasmissione Geo condotta da Sveva Sagramola, il documentario “La montagna che rivive” del documentarista bergamasco Daniele Gangemi, recente vincitore del prestigioso Premio Internazionale Folco Quilici con il documentario “Le Orobie e i suoi abitanti”.
“La montagna che rivive”, prodotto da Alpenway (di cui Gangemi è autore e regista) è stato selezionato in contesti di alto livello quali Sestriere Film Festival, Festival Internazionale Documentari Cortintelvi, Dolomiti Film Festival, CortoDino Film Festival Dino De Laurentiis.
Il documentario racconta storie di “seriana resilienza” come quella di Andrea Risi, che dopo diversi anni trascorsi a Milano come architetto, si trasferisce definitivamente in Val Seriana, a Gandellino, per dedicarsi alla cura delle api. Una passione che è diventata un lavoro a tempo pieno. Oppure quella di Aldo Pasini, che all’età di vent’anni, abbandona l’attività di camionista per dedicarsi in Alta Val Seriana all’allevamento di pecore bergamasche, arrivando a portare 1300 capi in alpeggio. Nel 2011, sopraggiunta l’età pensionabile, Aldo decise di interrompere l’attività, ma non riuscendo a stare senza gli animali, continua tuttora a portarli in montagna ospitando nel suo alpeggio le pecore di altri pastori e tenendo un suo piccolo gregge.
Non distante dai prati di Aldo lavora anche Laura Baronchelli, che dopo la conclusione degli studi universitari in Allevamento e Benessere Animale, decide di aprire da zero la sua azienda agricola. La giovane età e la voglia di inseguire i suoi sogni la portano a guardare questo mondo con uno sguardo diverso e con tanta voglia di innovazione. Infine c’è il bel racconto di Virginio Baccanelli di Cazzano S.Andrea, l’ultimo burattinaio attivo in Val Seriana. Erede di una tradizione secolare, si occupa ancora personalmente di realizzare in proprio sceneggiature, scenografie e, soprattutto, i burattini, partendo dal legno grezzo. Nel documentario sono presenti alcune sequenze della fauna tipica del contesto orobico, realizzate da Baldovino Midali di Branzi: lo stambecco tra la neve, il picchio alle prese con la costruzione del nido, marmotte che litigano e galli forcelli in amore. Da segnalare anche alcuni straordinari timelapse realizzati dal fotografo Marco Pendezza.


“La montagna che rivive”, prodotto da Alpenway (di cui Gangemi è autore e regista) è stato selezionato in contesti di alto livello quali Sestriere Film Festival, Festival Internazionale Documentari Cortintelvi, Dolomiti Film Festival, CortoDino Film Festival Dino De Laurentiis.
Il documentario racconta storie di “seriana resilienza” come quella di Andrea Risi, che dopo diversi anni trascorsi a Milano come architetto, si trasferisce definitivamente in Val Seriana, a Gandellino, per dedicarsi alla cura delle api. Una passione che è diventata un lavoro a tempo pieno. Oppure quella di Aldo Pasini, che all’età di vent’anni, abbandona l’attività di camionista per dedicarsi in Alta Val Seriana all’allevamento di pecore bergamasche, arrivando a portare 1300 capi in alpeggio. Nel 2011, sopraggiunta l’età pensionabile, Aldo decise di interrompere l’attività, ma non riuscendo a stare senza gli animali, continua tuttora a portarli in montagna ospitando nel suo alpeggio le pecore di altri pastori e tenendo un suo piccolo gregge.
Non distante dai prati di Aldo lavora anche Laura Baronchelli, che dopo la conclusione degli studi universitari in Allevamento e Benessere Animale, decide di aprire da zero la sua azienda agricola. La giovane età e la voglia di inseguire i suoi sogni la portano a guardare questo mondo con uno sguardo diverso e con tanta voglia di innovazione. Infine c’è il bel racconto di Virginio Baccanelli di Cazzano S.Andrea, l’ultimo burattinaio attivo in Val Seriana. Erede di una tradizione secolare, si occupa ancora personalmente di realizzare in proprio sceneggiature, scenografie e, soprattutto, i burattini, partendo dal legno grezzo. Nel documentario sono presenti alcune sequenze della fauna tipica del contesto orobico, realizzate da Baldovino Midali di Branzi: lo stambecco tra la neve, il picchio alle prese con la costruzione del nido, marmotte che litigano e galli forcelli in amore. Da segnalare anche alcuni straordinari timelapse realizzati dal fotografo Marco Pendezza.



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