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Sfruttamento del lavoro e immigrazione clandestina, tre arresti tra le province di Brescia e Cremona

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Nelle prime ore del 5 marzo 2026, tra le province di Brescia e Cremona, i militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Brescia, insieme ai Carabinieri della Compagnia di Chiari e ai finanzieri della Compagnia della Guardia di Finanza di Rovato, hanno eseguito una misura cautelare disposta dal G.I.P. del Tribunale di Brescia su richiesta della Procura della Repubblica.

Il provvedimento riguarda tre cittadini di nazionalità rumena, ritenuti a vario titolo presunti responsabili dei reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per uno degli indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre per gli altri due sono stati applicati gli arresti domiciliari.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, lo sfruttamento avrebbe riguardato 14 cittadini moldavi, tra cui tre minorenni, tutti irregolari sul territorio nazionale. Contestato inoltre il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti di 15 cittadini moldavi, di cui otto minorenni.

L’indagine partita da un controllo a Palazzolo sull’Oglio

L’attività investigativa è scaturita da un intervento effettuato lo scorso 11 febbraio dai Carabinieri della Stazione di Palazzolo sull’Oglio presso una ditta individuale operante nel settore della lavorazione di prodotti in gomma per conto terzi.

Durante il controllo i militari hanno riscontrato alcune anomalie nelle condizioni dei lavoratori, chiedendo quindi l’intervento del Nucleo Ispettorato del Lavoro. I militari specializzati hanno avviato una verifica ispettiva con interviste ai lavoratori, acquisizione di documentazione e sopralluoghi per verificare il rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza.

Dai controlli è emerso l’impiego di lavoratori moldavi – tra cui alcuni minorenni – in condizioni ritenute di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno legato anche alla condizione di clandestinità sul territorio italiano.

Le condizioni di sfruttamento

Gli accertamenti del NIL di Brescia hanno evidenziato diversi elementi considerati “indici di sfruttamento”, tra cui:

• retribuzioni a cottimo non conformi al contratto collettivo nazionale
• violazioni delle norme su ferie, permessi, riposi e orario di lavoro
• gravi irregolarità in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro
• condizioni abitative degradanti, con lavoratori alloggiati negli stessi locali utilizzati per l’attività produttiva.

Il sistema delle “imprese apri e chiudi”

Parallelamente, la Guardia di Finanza di Rovato, su delega della Procura di Brescia, ha svolto approfondimenti di natura economico-finanziaria sulle attività imprenditoriali coinvolte.

Secondo quanto emerso, nel corso degli anni sarebbero state utilizzate tre diverse ditte individuali, tutte operanti nello stesso luogo di esercizio a Palazzolo sull’Oglio e riconducibili agli stessi indagati.

Una di queste imprese, chiusa d’ufficio nel dicembre 2025, avrebbe evaso il fisco per oltre 670 mila euro in appena due anni di attività. Un’altra sarebbe stata costituita nel gennaio 2026 e formalmente intestata a un dipendente della stessa azienda controllata.

Secondo gli investigatori, sarebbe stato utilizzato il meccanismo fraudolento delle cosiddette “imprese apri e chiudi”, con la creazione di nuove attività intestate a soggetti diversi per rendere più difficile l’individuazione delle responsabilità fiscali e contributive.

Ulteriori anomalie sarebbero state riscontrate anche nell’assenza di costi documentati per l’acquisto di materie prime, elemento ritenuto indicativo di possibili ulteriori irregolarità fiscali che, insieme allo sfruttamento della manodopera, avrebbero consentito di offrire servizi a prezzi altamente competitivi sul mercato.

La responsabilità penale degli indagati sarà comunque accertata soltanto al termine del procedimento giudiziario, con eventuale sentenza definitiva e irrevocabile.

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