Bergamo, sabato 24 ottobre 2026 – Curarsi costa sempre di più a Bergamo: i cittadini bergamaschi hanno speso in media 1.147 euro a testa nel 2026 per spese sanitarie. L’analisi della CGIL di Bergamo rivela che le donne e i pensionati sono le categorie più penalizzate, sostenendo un onere maggiore rispetto agli uomini e ai lavoratori attivi, spesso in proporzione più elevata al loro reddito.
I dati, elaborati dai CAAF della CGIL di Bergamo sulle dichiarazioni dei redditi del 2025, mostrano un incremento costante: la spesa media di 1.147 euro per dichiarante è di 19 euro superiore all’anno precedente e di 63 euro rispetto al 2024. Su 61.467 dichiaranti totali, ben 43.612 (il 71%) hanno portato in detrazione spese sanitarie, a testimonianza dell’impatto significativo sui bilanci familiari bergamaschi.
Particolarmente evidente la disuguaglianza di genere tra i lavoratori. Le donne attive spendono mediamente 1.102 euro all’anno, pari al 5,3% del loro reddito medio di 20.692 euro. Gli uomini attivi, pur con un reddito medio decisamente più elevato (31.357 euro), spendono meno in sanità (1.036 euro), che rappresenta solo il 3,3% del loro reddito. Una differenza di due punti percentuali che sottolinea una maggiore difficoltà economica per le donne nell’accesso alle cure nella nostra provincia.
«Questi numeri raccontano una realtà che conosciamo bene: sempre più persone sono costrette a pagare di tasca propria visite ed esami perché il servizio sanitario pubblico non riesce a garantirli in tempi adeguati», dichiara Marco Toscano, segretario generale della CGIL di Bergamo. «È una tassa occulta che si aggiunge all’aumento del costo della vita e alla perdita di potere d’acquisto dei salari. Il diritto alla salute non può dipendere dalla disponibilità economica. Per questo continuiamo a chiedere investimenti nella sanità pubblica e stiamo raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare a sostegno del Servizio sanitario nazionale».
La situazione è ancora più critica per i pensionati. La loro spesa sanitaria media raggiunge i 1.231 euro, con un aumento di 23 euro rispetto al 2025 e di 74 euro rispetto al 2024. Anche qui, le donne pensionate sopportano il peso maggiore, spendendo in media 1.256 euro (il 5,9% del reddito), contro i 1.212 euro (il 4,2% del reddito) degli uomini pensionati.
«Per molti pensionati le spese mediche rappresentano ormai una voce importante del bilancio mensile, soprattutto per chi vive con pensioni basse», osserva Giacomo Pessina, segretario dello SPI CGIL Bergamo. «Le donne anziane sono particolarmente penalizzate: hanno mediamente redditi inferiori e devono destinare una quota maggiore delle proprie risorse alla salute. Non possiamo accettare che chi ha più bisogno di cure sia anche chi deve fare i sacrifici maggiori per permettersele. E il rischio è che chi non può pagare finisca per rinunciare a curarsi».
La CGIL di Bergamo ribadisce la necessità di rafforzare il servizio sanitario pubblico, ridurre le liste d’attesa e garantire a tutte le persone, indipendentemente dal reddito, la possibilità di curarsi. L’analisi odierna evidenzia come la carenza della sanità pubblica si traduca direttamente in un costo aggiuntivo e iniquo per le famiglie del territorio.
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