Trump a Davos, i grandi della finanza (a partire da Larry Fink) cercano una mediazione sulla Groenlandia

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(Adnkronos) – A Davos, da sempre, si discute di economia e di finanza e anche dei grandi equilibri globali. Quest'anno però la missione di Larry Fink, nuovo co-presidente del World Economic Forum e Ceo di BlackRock (il più grande gestore di fondi al mondo) e degli altri grandi della finanza mondiale è soprattutto una: provare a far ragionare Donald Trump e trovare una mediazione tra i suoi interessi, sempre più ingombranti, e quelli dei grandi investitori. Da una parte, ci sono le mire sulla Groenlandia e di dazi contro i Paesi europei e, più in generale, una politica aggressiva e divisiva; dall'altra, la stabilità e la crescita, due requisiti imprescindibili per chi vuole continuare a fare business.  Uno dei fattori chiave per la stabilità finanziaria è stata finora l'alleanza transatlantica, con gli Stati Uniti e l'Europa dalla stessa parte non solo per convergenza geopolitica ma, soprattutto, per l'economia e la finanza. Se dovesse definitivamente saltare, e il dossier Groenlandia ha tutta la potenzialità di diventare un detonatore, si porrebbe un problema di difficile soluzione anche per chi deve gestire le pressoché infinite risorse finanziarie riunite a Davos. Per questo, l'appuntamento in Svizzera può diventare uno snodo chiave.  Quella di Larry Fink è una missione personale, anche perché ha investito parte della sua influenza per impedire che il World Economic Forum decadesse rapidamente dopo l'uscita di scena, forzata per lo scandalo legato all'appropriazione indebita, del fondatore Klaus Schwab. Ed è anche una missione condivisa con la grande finanza, perché portare Trump a Davos deve essere un investimento con un ritorno. Con Fink, tra gli altri, ci sono anche il numero uno di Nvidia Jensen Huang e il Ceo di Jp Morgan Jamie Dimon. Solo considerando questi tre leader, c'è una concentrazione di potere economico-finanziario e di potenziale di sviluppo che ha bisogno di connessioni globali che funzionino e che cerca risposte proprio dal grande protagonista dell'appuntamento, il Presidente americano.  Quale deve essere il ritorno sull'investimento? Pochi dubbi al riguardo. Il forum di Davos avrà successo se potrà in qualche modo contribuire a ricucire il dialogo tra Europa e Stati Uniti sul dossier Groenlandia. Mai come in questa occasione la grande finanza ha una scommessa da vincere: convincere Donald Trump di aver imboccato la strada sbagliata. E c'è una sola ragione che può fargli cambiare idea, quella del denaro che si può creare anziché bruciare, degli investimenti che la grande finanza mondiale può mettere sul tavolo come contropartita per una marcia indietro rispetto alla prospettiva di una pericolosa guerra economica su larga scala. (Di Fabio Insenga) 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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